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Benessere

Paura di uscire di casa: la sindrome della capanna

05/08/2021

Dopo tanti mesi chiusi in casa per via della pandemia COVID-19, il ritorno alla pseudo-normalità di questi ultimi mesi non suscita in tutti la gioia e l’entusiasmo che, forse, sarebbe lecito aspettarsi. 

Sono molte le persone, infatti, per le quali uscire di casa e ritornare a svolgere le attività di prima rappresenta un peso o una difficoltà, che porta un senso di disagio, che spinge a rifiutare inviti anche ai programmi più tranquilli e meno impegnativi, per poi magari rimpiangere di non aver accettato. 

Questa paura di uscire di casa è detta “sindrome della capanna” o “del prigioniero”. 

Perché accade, e come ci si può comportare? Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Cuniberti, specialista del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X

Sindrome della capanna: perché si manifesta

«La sindrome della capanna si traduce nella paura di uscire di casa e lasciare il luogo in cui, nonostante tutto, abbiamo trovato riparo durante i mesi di confusione ed emergenza sanitaria», spiega il dottor Cuniberti. 

«Questo malessere psicologico è caratterizzato da ansia, paura, frustrazione, insonnia, depressione, tendenza all’irascibilità. Anche se le cause sono molte e dipendono dalla situazione personale di ciascuno, ci sono sentimenti comuni che rendono difficile il predisporsi a uscire di casa volentieri: 

  • timore di ammalarsi
  • timore di contagiare una persona cara
  • terrore nei confronti del mondo esterno
  • convinzione di non ritrovare il mondo di prima

Le persone più coinvolte da questa problematica sono quelle più fragili, ossia coloro che soffrivano anche in precedenza di fobie e altri disturbi psichiatrici, già inclini all’ansia e all’ipocondria, oppure che di per sé non sono molto disposte ad adattarsi ai cambiamenti. 

In ogni caso, la sindrome della capanna può riguardare anche persone che non avevano mai accusato disturbi psicologici, ma che sono state profondamente turbate da inquietudini economiche, professionali, sentimentali e personali a causa della situazione creata dalla pandemia».

L’importanza di chiedere aiuto allo specialista

«La sindrome della capanna non è un disturbo passeggero da ignorare, ma una vera e propria problematica che potrebbe aggravarsi e diventare cronica», conclude il dottor Cuniberti. 

«Per questo, è fondamentale rivolgersi allo specialista per adottare delle strategie atte a superare il senso di disagio. Solo in questo modo, si potrà riconquistare il ritorno alla vita normale nella nuova realtà post-pandemica. Alcune strategie, ad esempio, potrebbero essere un ritorno graduale alla normalità senza lanciarsi a capofitto in attività che potrebbero creare ansia e stress, ma ricominciando poco a poco a riprendere le abitudini di prima. Anche ridurre la sovraesposizione alle informazioni è molto importante, perché queste potrebbero accrescere il senso di ansia. 

Tuttavia, l’appoggio dello specialista rimane il punto più sicuro ed efficace per superare questo momento e imparare a gestire al meglio paura, ansia e preoccupazione che impediscono di riprendere, poco a poco e sempre rispettando le misure per il contenimento dei contagi, il ritorno alla normalità».

 

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