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Monti: attenzione alle macchie “solari”

27/06/2003

La bella stagione invita a uscire e a esporsi ai raggi solari. Si sa che il sole non sempre ha un effetto benefico sulla salute, specie su quella della pelle, e che, per goderne appieno, è necessario proteggersi utilizzando filtri in crema o evitando l’esposizione troppo diretta nelle ore di massima intensità della luce.
È meno noto, invece, che, associati ad altre condizioni, i raggi del sole possono provocare la comparsa di sgradevoli macchie cutanee. Può capitare per i più svariati motivi: o perché si sta seguendo una terapia, oppure a causa di alcuni alimenti, ma anche perché si fa uso di cosmetici o, comunque, perché si viene in contatto con sostanze capaci di sensibilizzare la pelle verso la luce.
Le macchie, una volta comparse, sono difficili da eliminare. Ma perché compaiono, quali sono le sostanze coinvolte e come ci si deve comportare per proteggersi?
Ce ne parla il professor Marcello Monti, responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Istituto Clinico Humanitas e docente presso l’Università degli Studi di Milano.

Che ruolo giocano i farmaci nella comparsa delle macchie dovute al sole?
“Il fatto è che 50% circa dei farmaci che vengono utilizzati attualmente – spiega il professor Monti – ha un effetto fotosensibilizzante o fotoattivo. Questo significa che quando li assumiamo (anche applicandoli sulla pelle) e ci esponiamo ai raggi solari, possono avvenire reazioni di eccessiva pigmentazione dovute alla produzione di melanina. Questa può interessare la cute di diverse parti del corpo e le unghie”.

E se non possiamo fare a meno di seguire una terapia farmaceutica?”
“Dato l’elevato numero di medicinali in grado di causare questi problemi, è importante che quando si segue una terapia ci si informi presso il proprio medico curante sulle caratteristiche del farmaco, specie se in previsione di bagni solari o comunque della stagione estiva. Tra i farmaci “incriminati” troviamo antibiotici, antinfiammatori non steroidei (Fans), antistaminici e psicofarmaci. Nel caso i medicinali vengano applicati localmente la formazione di macchie è limitata alle zone che sono venute in contatto con le sostanze fotosensibilizzanti, mentre, se l’assunzione del farmaco avviene per via generale, essa interessa tutta la superficie del corpo. È questo il caso, ad esempio, di un diuretico fra i più utilizzati, e di alcuni antidiabetici orali”.

Quello delle macchie cutaneo è però un problema soprattutto femminile, ci sono ragioni particolari?
“In questo caso parliamo di cloasma o melasma, una pigmentazione scura della pelle che interessa il volto ed è molto frequente nelle giovani donne. È dovuta all’accumulo di melanina, il pigmento che dà alla cute il colorito bruno dell’abbronzatura. L’accumulo di melanina forma delle macchie irregolari soprattutto sulla fronte, sul labbro superiore, sulle guance e sugli zigomi. Anche se non si conosce esattamente la causa del cloasma, si ritiene che possa essere provocato da livelli di estrogeni nel sangue più alti del normale, quali si verificano in gravidanza o in seguito all’assunzione della pillola anticoncezionale.
Si ipotizza però che anche lo stress giochi un ruolo fondamentale, dato che spesso la comparsa delle macchie corrisponde a periodi di particolare fatica psichica: in questo caso entrerebbero in causa altre sostanze ad azione ormonale (endorfine) prodotte dal cervello. Le macchie, una volta formatesi, possono persistere anche per quattro o cinque anni, fatta eccezione per quelle della gravidanza, che spesso scompaiono a pochi mesi dal parto”.

Oltre ai farmaci, quali sono le altre cause di una pigmentazione eccessiva?
“Hanno un effetto fotoattivo molte altre sostanze. Per esempio, alcuni cosmetici e prodotti legati all’igiene e, soprattutto, i profumi. Questi ultimi, infatti, non solo sono nella grande maggioranza dei casi fotosensibilizzanti, restano anche legati alla pelle anche per più di ventiquattr’ore.
Molti prodotti cosmetici, proprio perché contengono profumo, sono causa degli stessi problemi. Anche alcuni colori presenti sugli smalti, sui rossetti, sul mascara e su altri prodotti da make-up possono determinare pigmentazioni anomale della pelle e per questo vanno asportati con cura prima del bagno di sole. Un tempo era molto comune osservare la presenza di macchie causate dalle salviette profumate che si utilizzavano per rinfrescarsi o detergersi per il troppo caldo”.

E le abitudini alimentari possono causare la comparsa di macchie cutanee?
“Sì, ma solo in caso di consumi considerevoli di particolari cibi. In questo caso è la presenza di furocumarine di alcuni cibi, tra cui il prezzemolo, il bergamotto e il fico, solo per citarne alcuni, a determinare il fenomeno. Queste sostanze possono esplicare la loro azione fotosensibilizzante anche a seguito di un contatto con la pelle: per esempio se raccogliendo fichi, in estate, ci si sporca col latte delle foglie o del frutto e poi ci si espone al sole, si corre il rischio di subire ustioni che si trasformano poi in macchie. La pelle infatti prima si brucia e poi forma una macchia scura, simile a quelle provocate dalle ustioni delle marmitte di moto e ciclomotori. Ci sono poi alcune malattie che provocano la comparsa di macchie sulla pelle. Tra le dermatologiche, il lichen ruber planus, per esempio, mentre tra le generali tutte le autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico, che, rendendo particolarmente sensibile la pelle, determinano la comparsa di macchie se questa viene esposta al sole o a luce troppo intensa”.

Esiste una predisposizione?
“Per la fototossicità da farmaco, da cosmetici e da vegetali – spiega il professor Monti – non si può parlare di predisposizione o di maggiore suscettibilità individuale, perché essa si manifesta in modo più o meno uguale in tutti coloro che utilizzano o vengono in contatto con le sostanze in questione. I bambini, avendo la cute più sottile e meno protetta dalla melanina rispetto a quella degli adulti, sono più sensibili alle ustioni da luce solare, che quindi risultano più severe e facili a realizzarsi. Per quel che riguarda il cloasma, si è visto che il problema interessa principalmente le donne”.

Che precauzioni è bene prendere?
“Per prevenire la formazione delle macchie sulla pelle bisogna proteggersi dai raggi solari, particolarmente pericolosi nei mesi estivi, quando l’intensità della luce è massima. In inverno deve stare attento chi si rechi in zone tropicali dove è molto comune riportare ustioni particolarmente forti a seguito del brusco cambiamento di clima, quando non si provveda a un’adeguata schermatura. La protezione con filtri solari potrebbe essere sufficiente in alcuni casi, ma è molto difficile che la persona la utilizzi correttamente sapendosi regolare sul come usarla. Insomma, il problema diventa quanta protezione mettere e quante volte ripetere l’applicazione, soprattutto se ci si trova al mare, dove bisogna proteggere tutto il corpo e si fanno spesso dei bagni.
Il discorso è diverso se si parla di proteggere piccole zone del corpo, quali il naso o le guance, per escursioni sotto il sole. Bisogna ricordare che anche le lampade a ultravioletti e la luce intensa (il riverbero) caratteristica dell’estate, possono causare problemi di iperpigmentazione. La comparsa del cloasma, invece, spesso è imprevedibile e per questo difficile da prevenire”.

Cosa si può fare per le macchie?
“Una volta formate – conclude il professor Monti – è molto difficile, se non impossibile, far sparire le macchie, perché il pigmento si deposita nella cute quasi con la tenacia di un tatuaggio. Si possono effettuare trattamenti con il laser, con desquamanti (peeling), con sostanze chimiche ma questi trattamenti non sempre sono efficaci, oltre a richiedere numerose sedute.
Una tecnica poco conosciuta e quindi applicata è quella della dermoabrasione con carta vetrata: si tratta di utilzzare una speciale carta abrasiva al silicone come si farebbe per rimuovere una macchia che è penetrata su un mobile di legno. Occorre molta manualità ma spesso i risultati sono sorprendenti. La cosa migliore tuttavia è aver cura della propria pelle non sottovalutando la prevenzione soprattutto in estate o quando si utilizzano le lampade solari”.

A cura di Giorgia Diana

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