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Alimentazione

Frutta secca, se il consumo è costante si riduce il rischio cardiovascolare?

17/01/2018

Frutta secca, cuore in salute? Secondo una ricerca realizzata dall’Harvard T.H. Chan School of Public Health (USA) pubblicata su Journal of the American College of Cardiology, a un consumo regolare di frutta secca si assocerebbe un ridotto rischio cardiovascolare. In particolare con almeno cinque porzioni a settimana il rischio di malattia alle coronarie è risultato più basso del 20%: «Sono dati scientifici che confermano l’indicazione delle linee guida alimentari sull’opportunità di inserire nella propria dieta la frutta secca per il benessere cardiovascolare», sottolinea la dottoressa Maddalena Lettino del Dipartimento Cardiovascolare di Humanitas.

 

Lo studio sugli operatori sanitari

I ricercatori si sono concentrati sull’associazione tra il consumo totale di frutta secca e quello di particolari tipi come arachidi (anche in burro), noci, anacardi, e i maggiori eventi cardiovascolari ovvero infarto, ictus e malattia cardiovascolare dall’esito fatale.

I dati si riferivano a oltre 210.000 professionisti nel campo della sanità, sia uomini che donne, arruolati in diversi studi (Nurses’ Health Study, Nurses’ Health Study II, Health Professionals Follow-up Study), non colpiti da tumori, malattie cardiache o ictus e seguiti per più di trent’anni. Periodicamente, grazie a dei questionari autosomministrati, venivano raccolte le informazioni sul loro stile di vita, dunque anche sull’alimentazione, e sulle condizioni di salute.

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I risultati

Dall’analisi dei dati è emersa un’associazione inversa tra il consumo totale di frutta secca e il totale dei casi di malattie cardiovascolari e malattia coronarica. In particolare mangiare 28 grammi di noci una o due volte a settimana era correlato con una riduzione del 19% del rischio di malattia cardiovascolare e del 21% di malattia coronarica rispetto a chi ne consumava raramente o per nulla.

Un simile consumo ma di arachidi o altri tipi di frutta secca era correlato invece a una riduzione delle probabilità di insorgenza di malattia cardiovascolare del 13% e 15%; del 15% e 23%, invece, di malattia coronarica. Consumare cinque o più porzioni a settimana di noci si associava a un rischio più basso del 14% di malattia cardiovascolare e del 20% di quella alle coronarie. Per quanto riguarda l’ictus, invece, non è emersa alcuna correlazione con il consumo totale di frutta secca ma solo con quello di noci e arachidi.

Ma a cosa sono correlati i benefici del consumo di questi prodotti? «Al loro potenziale effetto favorevole sullo sviluppo di aterosclerosi attraverso il controllo di un fattore di rischio cardiovascolare come il colesterolo», risponde la dottoressa Lettino. «La frutta secca contiene alcune sostanze che possono contribuire a tenere sotto controllo i valori del colesterolo. Ecco perché le indicazioni per uno stile di vita alimentare sano annoverano anche il consumo di frutta secca e di semi all’interno di una dieta equilibrata».

Largo alla frutta secca, pertanto, ma con alcune avvertenze: «Per non vanificarne i benefici è importante mangiare noci, mandorle e altri tipi di frutta secca al naturale, quindi non salati per esempio, e anche moderarne il consumo per via del loro rilevante apporto calorico. Non dimentichiamo che l’eccesso di calorie viene trasformato dal nostro organismo in sostanze dannose che concorrono ad aumentare il rischio per la salute cardiovascolare», conclude la dottoressa Lettino.

 

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