Clavicola, in caso di sospetta frattura ghiaccio e braccio al collo

Una caduta, con un trauma violento a carico della spalla, può avere come conseguenza la frattura della clavicola, il sottile osso collocato fra lo sterno e la scapola. Questo infortunio è anche piuttosto frequente in ambito sportivo e in diverse discipline, dagli sport di squadra a quelli individuali, che siano di contatto o meno: «Dal calcio al basket, dal mezzofondo allo sci ma soprattutto negli sport su due ruote, quindi ciclismo e motociclismo», ricorda il dottor Davide Marchettini, traumatologo di Humanitas.

Secondo l’American Academy of Orthopaedic Surgeons, ogni cento fratture cinque riguardano la clavicola. Ma cosa può far sospettare una frattura di quest’osso? «Il dolore locale, nel punto in cui si trova la clavicola, e anche il gonfiore possono far sospettare un infortunio del genere. Tendenzialmente il paziente avverte un dolore alla spalla, sebbene non riconducibile alla spalla in sé, e non sempre molto acuto», risponde il dottor Marchettini.

Dopo una caduta che potrebbe aver pregiudicato l’integrità della clavicola, è possibile intervenire con un trattamento immediato: «È sufficiente – ricorda lo specialista – applicare del ghiaccio e tenere il braccio al collo». Con una radiografia sarà possibile valutare l’entità della frattura a carico dell’osso.

Il trattamento e il recupero

Nella maggior parte dei casi l’intervento per una frattura della clavicola sarà di tipo conservativo: «Per i pazienti in fase di crescita nella quasi totalità dei casi l’intervento non sarà chirurgico ma conservativo. Tendenzialmente lo sarà anche nell’adulto a meno che la frattura sia scomposta con importante accorciamento; esposta o con sofferenza cutanea, in presenza di dolore incoercibile o di scomposizione al controllo radiografico, a circa dieci giorni dal trauma».

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Anche alla luce delle esigenze funzionali dell’individuo si potrà ricorrere alla chirurgia: «Un atleta professionista, ad esempio, potrebbe aver necessità di tornare in attività nel giro di pochi giorni e la chirurgia potrebbe accorciare i tempi di recupero», ricorda il dottor Marchettini.

In caso di trattamento conservativo «il paziente potrebbe, ad esempio, tenere un tutore per 40 giorni e sarà sottoposto a controlli periodici sia clinici che radiografici. In questo caso si chiede al paziente di non tenere immobile la spalla ma di cercare di muoverla. Anche dopo l’intervento chirurgico l’indicazione è di muovere l’articolazione, per quanto possibile; per questo il ruolo della fisioterapia nel recupero non sarà preponderante».

Per la guarigione saranno sempre necessari circa tre mesi «tuttavia, con l’applicazione della placca, la mobilizzazione e la tenuta (grazie proprio alla placca) sono più precoci e consentiranno di riprendere più velocemente le attività antecedenti il trauma».

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Se l’intervento, conservativo o chirurgico, è stato eseguito correttamente non ci sono rischi nel lungo periodo «e la guarigione sarà completa – aggiunge lo specialista. Se la frattura non guarisce, invece, possono sorgere problemi. Se, ad esempio, si è trattata conservativamente una frattura che avrebbe richiesto un intervento chirurgico la frattura potrebbe non guarire e i tempi di recupero si allungano. Oppure se la frattura è pluriframmentaria o inquadrata in un trauma più importante della spalla, la guarigione potrebbe essere più complicata e dunque richiedere un ulteriore intervento chirurgico», conclude lo specialista.