Intestino: ecco la proteina che lo difende

Uno studio condotto da Humanitas dimostra che la proteina C è coinvolta nello sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali.

Uno studio condotto da Humanitas dimostra che la proteina C è coinvolta nello sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali.

Uno studio italiano condotto da un gruppo di ricercatori e medici di Humanitas dimostra, per la prima volta, che la proteina C, già nota per le sue proprietà anticoagulanti, è coinvolta nello sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali (o IBD) come Morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, aprendo la strada a nuove terapie. Fra gli autori dello studio, pubblicato su PNAS, il giornale della United States National Academy of Sciences, Stefania Vetrano, Emanuela Sala, Carmen Correale, Antonino Spinelli, Alessandro Repici, Alberto Malesci e Silvio Danese.

La proteina C, prodotta dal fegato e circolante nel sangue, è da tempo nota per le sue proprietà anticoagulanti. Insieme ad altre proteine e fattori, infatti, regola il processo della coagulazione: la sua carenza costituisce, ad esempio, un fattore di rischio per la trombosi venosa. Le malattie infiammatorie intestinali colpiscono più di 4 milioni di persone nel mondo, e circa 200 mila solo in Italia. Fino a 10 anni fa, le cure per queste patologie altamente invalidanti, che possono pregiudicare la vita sociale di chi ne è affetto, erano poche. Oggi invece, farmaci diversi permettono di tenere sotto controllo l’infiammazione: grazie alla ricerca, che negli ultimi anni ha compiuto importanti progressi e ha aperto la strada a prospettive terapeutiche innovative.

“Lo studio appena pubblicato sul giornale della United States National Academy of Sciences, PNAS, – spiega uno degli autori, la dott.ssa Stefania Vetrano, ricercatrice di Humanitas – rappresenta una scoperta molto importante. Per la prima volta infatti è stato dimostrato che la proteina C, coinvolta nella coagulazione del sangue, è presente anche nelle cellule dell’epitelio (il tessuto di rivestimento esterno) intestinale e che, in particolare, ha un ruolo chiave nel mantenere integra la barriera dell’intestino. Infatti nei casi in cui, in laboratorio, la proteina C è stata eliminata, si sono sviluppate coliti spontanee, conseguenza di una maggiore permeabilità dell’epitelio e di una maggiore suscettibilità all’infiammazione”. Nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali l’espressione dellaproteina C a livello intestinale è ridotta, ciò significa che essa partecipa all’infiammazione intestinale, anche se non è la sola causa. La scoperta apre la strada a nuove terapie per le IBD: “Alcuni farmaci a base di proteina C ricombinante, utilizzati da tempo come antinfiammatori per la cura di altre patologie – prosegue il dott. Danese, medico-ricercatore di Humanitas – somministrati in forma sperimentale a livello topico dell’epitelio intestinale si sono dimostrati efficaci nel migliorare la colite. Se questi dati saranno confermati, la proteina C potrebbe rappresentare una nuova terapia per malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa”. “Il passo successivo da compiere ora – conclude la dott.ssa Stefania Vetrano – consiste nel comprendere meglio in che modo agisce la proteina C sull’epitelio così da poter definire una terapia farmacologica mirata che non presenti complicanze per il processo di coagulazione”.

Non solo. Questa proteina, che sembra favorire la cicatrizzazione delle ulcere nei pazienti che le hanno cronicamente, in vitro si è dimostrata in grado anche di facilitare la migrazione delle cellule epiteliali: un processo chiave nella rimarginazione delle ulcere. “Agisce quindi modulando in maniera positiva tutti i sistemi coinvolti nella riparazione del danno. Tale scoperta, del tutto inattesa – conclude Silvio Danese – svela un nuovo ruolo del sistema della coagulazione, che contribuisce all’infiammazione intestinale”. Questo apre la strada ad un modo del tutto innovativo per trattare le IBD. L’importanza di questa scoperta, tuttavia, va anche al di là delle IBD. “Ora che è stato dimostrato che la proteina C è presente nelle cellule dell’epitelio intestinale – spiega il prof. Alberto Malesci, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia di Humanitas – sarà interessante verificare la sua presenza ed il suo ruolo a livello dell’epitelio di altri organi dell’apparato digerente, come stomaco e pancreas. Indagando in particolare se ed in che modo sia coinvolta nella patogenesi in caso di danno alla barriera epiteliale”.

A cura della Redazione