Ipertensione, la pressione alta si può ereditare?

I genitori, oltre al colore degli occhi, possono trasmettere anche l’ipertensione. Ma in che modo il rischio aumenta a seconda del modo in cui questa si manifesta in famiglia? Secondo uno studio preliminare presentato all’ultimo congresso dell’American Heart Association, se mamma e papà hanno dovuto fare i conti con la pressione alta prima dei 55 anni i figli avrebbero un maggior rischio di sviluppare ipertensione.

I ricercatori hanno guardato ai dati raccolti nel Framingham Heart Study relativi all’ipertensione di genitori e figli a partire dal 1948. Il team si è concentrato su 1635 individui di età media pari a 32 anni che all’inizio dello studio non erano affetti da questa condizione. Gli individui sono stati divisi in 4 gruppi:

  • senza parenti con ipertensione;
  • con uno o due genitori con ipertensione tardiva, sorta ad almeno 55 anni di età;
  • con un genitore con ipertensione precoce, manifestatasi prima dei 55 anni;
  • con entrambi i genitori con ipertensione precoce.

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È emerso che i soggetti con maggiore probabilità di sviluppare ipertensione erano quelli del quarto gruppo: in un follow up di dieci anni, nel primo gruppo 6 su 100 hanno sviluppato ipertensione; negli altri gruppi, rispettivamente, 8, 11 e 19 su 100. Chi aveva entrambi i “genitori ipertesi precocemente” aveva un rischio maggiore di 3,5 volte di quello dei figli di genitori senza alcun problema di pressione alta.

L’ipertensione è fra i principali fattori di rischio cardiovascolare

Nel mondo ne sono affetti ben 1,13 miliardi di persone, un numero quasi raddoppiato in 40 anni (tra il 1975 e il 2015), secondo una recente ricerca dell’Imperial College of London (Regno Unito) pubblicata su Lancet. E se nei Paesi ad alto reddito, tra cui l’Italia, l’incidenza dell’ipertensione è in calo, sta crescendo invece in quelli a basso e medio reddito, soprattutto Africa e Sud Asia. In Europa resta al top il Regno Unito.

Come altre condizioni a carico dell’apparato cardiocircolatorio, l’ipertensione è una malattia multifattoriale, in cui pesa tanto la predisposizione genetica quanto l’ambiente: «Maggiore è la presenza dell’ipertensione in famiglia, magari con l’interessamento precoce allargato di genitori e parenti, e maggiori saranno le probabilità che si manifesti anche nei discendenti», ricorda la dottoressa Maddalena Lettino, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia dello Scompenso dell’ospedale Humanitas.

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«Se la componente ereditaria di una patologia è fortemente rappresentata – prosegue – tenderà ad avere un’ampia e precoce “penetrazione” familiare. Finirà quindi per comparire in più membri della famiglia e, se possibile, ancor prima nei discendenti rispetto agli antenati. Se invece la componente ereditaria è poco rappresentata e quello che conta maggiormente è l’ambiente (lo stile di vita, l’esposizione esterna a certi agenti patogeni, lo stress della vita quotidiana) la reale presenza della malattia nelle famiglie sarà piuttosto limitata, disperdendosi in pochi individui che vengono a trovarsi casualmente nelle condizioni ambientali più sfavorevoli».

Cosa può fare un soggetto i cui geni lo predispongono alla comparsa dell’ipertensione?

«In primo luogo deve controllare la pressione arteriosa anzitempo, ovvero dai 20 anni, così come i valori della glicemia e il profilo lipidico per scongiurare il rischio d’insorgenza di diabete e dislipidemia. Inoltre – conclude la dottoressa Lettino – deve condurre una vita sana e non esporsi agli altri fattori di rischio cardiovascolare: non deve fumare, deve alimentarsi in maniera bilanciata e praticare regolare attività fisica aerobica».