Colon, bisturi senza stress

Il nuovo protocollo messo a punto in Humanitas permette un minore impatto sul fisico e tempi di recupero più rapidi.

Il nuovo protocollo messo a punto in Humanitas per la chirurgia del colon permette un minore impatto sul fisico e tempi di recupero molto più rapidi. Addio ai lunghi digiuni e alle fastidiose pratiche preoperatorie.

Le risorse del nostro organismo possono diventare un importante alleato per affrontare un intervento chirurgico nel miglior modo possibile. “Il concetto di base è ridurre al minimo l’impatto di tutte le procedure pre e post operatorie sulla regolare funzione degli organi del paziente – spiega il dottor Stefano Bona, caposezione di Chirurgia Colo-rettale di Humanitas nell’ambito dell’U nità Operativa di Chirurgia Generale III diretta dal professor Marco Montorsi -. Negli ultimi anni, la pubblicazione di una serie di studi ha dimostrato che pratiche come il digiuno prolungato o l’utilizzo di sonde e drenaggi possono essere evitate, e che scelte completamente diverse possono portare a risultati significativi”.
Le prime esperienze europee di questo genere sono state compiute in Danimarca, dove un’équipe di chirurghi che esegue interventi al colon-retto ad addome aperto ha modificato progressivamente le modalità di gestione del paziente prima, dopo e durante l’operazione, migliorando sensibilmente i tempi di recupero.

“In Humanitas utilizziamo da 13 anni tecniche laparoscopiche, che già di per sé sono meno invasive – precisa il dottor Bona -. Ispirati dall’esperienza danese, abbiamo esaminato tutti gli studi pubblicati fino ad ora su questi temi, e abbiamo quindi messo a punto un protocollo innovativo che prende in considerazione tutte le modifiche che avevano i maggiori effetti positivi sul paziente”.
“Nell’intraprendere questa scelta abbiamo potuto beneficiare dell’esperienza e dell’o rganizzazione del nostro Day Hospital Chirurgico, che con le sue dieci sale operatorie dedicate è uno dei più grandi in Italia – spiega la responsabile, la dottoressa Roberta Monzani -. In passato, ad esempio, abbiamo messo a punto un progetto pilota per dimettere in giornata i pazienti operati di colecistectomia, ora applicato di routine. Siamo l’unico centro italiano ad aver ottenuto questi risultati, che in molti altri Paesi, Europei e non, sono ormai la prassi”. Con l’avvio del protocollo Fast-Track Humanitas fa un ulteriore passo avanti sul piano dell’innovazione, collocandosi al livello dei più avanzati centri europei.

Meno disagi e più vantaggi
Il paziente arriva in ospedale al mattino, il giorno stesso dell’intervento che dura in media 3-4 ore, ed esce dalla sala operatoria nel primo pomeriggio. Ma già la sera stessa è in grado di consumare una cena leggera, seduto a tavola. Un risultato possibile proprio grazie alle modifiche apportate dal nuovo protocollo. “Sono circa 20 le innovazioni che abbiamo introdotto – sottolinea Stefano Bona -. Una delle più importanti riguarda il prolungato digiuno pre-operatorio normalmente richiesto per questi interventi. Un intervento chirurgico è un notevole stress fisico e il paziente dovrebbe essere preparato con le stesse attenzioni con cui si alimenta un atleta prima di una gara: per questo motivo lo invitiamo a consumare cibi facilmente digeribili e altamente calorici fino a poco prima dell’intervento. In questo modo il digiuno è limitato alle poche ore necessarie per affrontare l’anestesia a stomaco vuoto”. Con il protocollo Fast-Track viene eliminato anche il digiuno post-operatorio normalmente previsto negli interventi sull’apparato digerente, che durava il tempo necessario a lasciar cicatrizzare le cuciture. Si è visto invece che l’alimentazione immediata non interferisce con la guarigione delle ferite, anzi la favorisce.

Un altro dei capisaldi tradizionali per chi si deve sottoporre alla chirurgia colo-rettale è la preparazione intestinale con i purganti. In realtà, si tratta di un disagio evitabile al paziente: oltre a non portare alcun vantaggio sul piano operatorio, l’utilizzo massiccio dei purganti provoca disidratazione e irrita la mucosa intestinale. “Proprio per il fatto che i pazienti continuano a ricevere il giusto apporto di liquidi – precisa Roberta Monzani – in fase di induzione dell’anestesia generale e nel post-operatorio non soffrono di abbassamenti di pressione, e non è più necessario ricorrere all’iperidratazione come accadeva prima”. Un altro aspetto importante riguarda il controllo del dolore. “Abbiamo eliminato i farmaci oppioidi che provocavano effetti collaterali come la nausea e il rallentamento della funzione intestinale, e che quindi posticipavano ulteriormente la ripresa di una normale alimentazione – prosegue la dottoressa Monzani -. L’anestesia generale viene praticata per via endovenosa con l’ausilio di un cateterino peridurale che viene inserito a livello toracico e tramite il quale viene somministrato un anestetico locale.

Il cateterino poi rimane in funzione per circa 48 ore, in modo da garantire un ottimale controllo del dolore post-operatorio. Il paziente, al bisogno, può assumere antidolorifici come il paracetamolo oppure l’ibuprofene. Nella maggior parte dei casi abbiamo visto che sono sufficienti una somministrazione la sera dell’intervento e un paio il giorno seguente”.
“A questo punto il paziente viene stimolato a condurre una vita praticamente normale – aggiunge il dottor Bona -. Compatibilmente con le sue condizioni, muovendosi recupera più in fretta ed è stato dimostrato che diminuisce anche il rischio di complicanze. La riduzione della degenza post-operatoria è una conseguenza naturale di questi rapidi progressi”.

A cura della Redazione