A Silvio Danese il premio “Aldo Torsoli”

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Al ricercatore di Humanitas un riconoscimento per gli studi sulle malattie infiammatorie croniche dell’intestino.

È stato attribuito al professor Silvio Danese, medico e ricercatore dell’Istituto Clinico Humanitas, il premio “Aldo Torsoli” 2009. La Fondazione Aldo Torsoli per le malattie dell’apparato digerente del fegato e del pancreas ha istituito il Premio per ricordare il professor Aldo Torsoli, uno degli iniziatori della gastroenterologia italiana. Il premio viene attribuito ad un ricercatore laureato in Medicina e chirurgia che abbia meno di 45 anni di età e che abbia contribuito attraverso le sue ricerche in ambito gastroenterologico a migliorare le conoscenze nel settore scientifico di sua pertinenza raggiungendo con la sua attività riconoscimento nazionale ed internazionale.

Il vincitore del premio terrà una relazione nel corso del XV Congresso nazionale delle malattie digestive che si svolgerà a Milano dal 28 marzo al 1 aprile 2009 sul tema delle ricerche effettuate. “Esporrò i miei studi sulle malattie infiammatorie croniche intestinali (Ibd, inflamatory bowel disease), i cui risultati sono stati pubblicati sotto forma di articoli su rivista internazionali – spiega il dott. Danese -. Ho analizzato il ruolo della vascolarizzazione intestinale e il suo contributo nella patogenesi delle Ibd, raggiungendo conoscenze che saranno utili per nuove strategie terapeutiche attraverso il blocco dell’infiammazione”.

In particolare gli studi del professor Danese su Morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa affrontano il tema dell’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, come componente delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Maggiore è il numero dei vasi infatti, maggiore è la quantità di “cibo” fornita ai leucociti (i globuli bianchi) che sono la causa dell’infiammazione. Bloccare la nascita di nuovi vasi sanguigni – intuizione alla base già dei celebri studi sull’angiogenesi in campo oncologico – significa bloccare l’infiammazione e curare patologie come le Ibd. “Fino ad oggi l’angiogenesi è stata studiata come processo chiave per la lotta ai tumori (all’aumento dei vasi sanguigni corrisponde un aumento di sostanze nutritizie al cancro) – conclude il professor Danese -. Limitare o bloccare l’angiogenesi significa infatti bloccare il nutriente del tumore”. Lo stesso principio è stato applicato per l’infiammazione alle articolazioni ed oggi si dimostra valido anche per l’infiammazione intestinale. La scoperta segna un importante passo avanti nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali.

A cura della Redazione