Sindrome da crepacuore, una malattia pericolosa quanto l’infarto

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Chi è colpito da “crepacuore” può subire le stesse conseguenze di un infarto. La sindrome da crepacuore infatti non è una malattia benigna come si è pensato finora, ma può portare al decesso. È questa la conclusione di una ricerca internazionale condotta da diversi centri tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Gemelli di Roma. Il tasso di mortalità della sindrome da crepacuore può raggiungere quello dei pazienti ricoverati per infarto, pari al 5%.

La sindrome da crepacuore è nota anche come sindrome di takotsubo: dalle immagini diagnostiche dei pazienti colpiti, il cuore mostra una forma alterata, come un palloncino, simile al vaso (tsubo) che i giapponesi usano per raccogliere i polipi (tako). Ma la sindrome è nota anche come cardiomiopatia da stress, una definizione che dice qualcosa in più su questa patologia: «La sindrome da crepacuore è una manifestazione clinica ben descritta soprattutto nei pazienti che hanno vissuto un forte stress emotivo come un lutto, o fisico, per esempio dopo un intervento chirurgico per il trattamento di una patologia precedente», spiega la dottoressa Maddalena Lettino, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia dello Scompenso di Humanitas.

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La sindrome da crepacuore colpisce soprattutto le donne con un rapporto molto elevato che arriva anche a 9 donne per 1 uomo. «La sindrome da crepacuore in moltissimi casi si presenta in associazione a disturbi psichiatrici come la depressione o altri disturbi del comportamento. Familiarità e predisposizione non sono invece dei fattori di rischio rilevanti per l’insorgere di questa patologia», aggiunge la dottoressa.

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Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, ha coinvolto 26 centri di 9 Paesi tra Europa e Stati Uniti e ha preso in esame i dati di 1750 pazienti con l’obiettivo di valutare le loro caratteristiche cliniche e i risultati della terapia in uso.

Quali sono i sintomi della sindrome da crepacuore?

«I sintomi sono simili a quelli dell’infarto, come il dolore al petto. Tuttavia le coronarie non presentano una chiusura, un restringimento, come nel caso dell’infarto, ma la muscolatura cardiaca presenta comunque delle alterazioni contrattili».

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Cosa emerge dalla ricerca? «Questa ricerca ci dice che l’evoluzione della sindrome da crepacuore è simile a quella dei pazienti colpiti da infarto e che sono necessari ulteriori approfondimenti per capire meglio le sue cause. Se ad esempio riuscissimo a capire perché le donne sono colpite con più frequenza rispetto agli uomini, potremmo definire un trattamento migliore per la sindrome da crepacuore», conclude la dottoressa Lettino.

 

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