JAM-A, una fortezza per l’intestino

La sua presenza è fondamentale per il ruolo difensivo svolto dalla barriera intestinale. La proteina JAM-A (Junctional Adhesion Molecole di tipo A) svolge infatti un importante ruolo di ‘giunzione’, contribuendo a mantenere unite le cellule che compongono la barriera intestinale. Lo dimostra uno studio di prossima pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Gastroenterology (attualmente è già disponibile la versione on-line dell’articolo, dal titolo “Unique Role Of Junctional Adhesion Molecule-A In Maintaining Mucosal Homeostasis In Inflammatory Bowel Disease”). Lo studio, condotto presso l’Istituto Clinico Humanitas dal professor Silvio Danese, medico-ricercatore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia, in collaborazione con la prof.ssa Elisabetta Dejana, ricercatrice IFOM – Fondazione Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, vede come co-autori anche il dott. Alessandro Repici, responsabile di Endoscopia Digestiva di Humanitas, il prof. Massimo Locati, capo del Laboratorio di Biologia dei Leucociti, e il prof. Alberto Malesci, responsabile del Dipartimento di Gastroenterologia.

I risultati dello studio aprono una nuova strada per la cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali: la messa a punto di farmaci in grado di reintegrare questa fondamentale proteina nell’organismo, in modo da rafforzare la barriera intestinale, prima fortezza di difesa contro il mondo esterno. Al momento è infatti allo studio una nuova classe di farmaci che agirebbero in questo modo nei pazienti affetti da malattia di Crohn.
“Abbiamo identificato – spiega il professor Danese – un importante ruolo della molecola di adesione JAM-A nel controllare la permeabilità della barriera intestinale e la sopravvivenza delle cellule epiteliali che costituiscono il rivestimento dell’intestino. Lo studio ha dimostrato che in pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche dell’intestino, come morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, questa proteina è scarsamente presente: di conseguenza, la mancanza di un’adeguata giunzione fra le cellule epiteliali permette il passaggio di sostanze tossiche e batteriche nella mucosa intestinale, incrementando così il processo infiammatorio. Nello studio si è inoltre osservato che JAM-A regola il normale equilibrio di ricambio delle cellule epiteliali: quando diminuisce o manca, queste vanno incontro ad un accelerato programma di distruzione generando erosioni della mucosa intestinale, causa di ulcere”.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa si manifestano in modo diverso da paziente a paziente per sintomi, decorso clinico ed impatto sulla qualità di vita di chi ne è affetto. Colpiscono più di 4 milioni di persone nel mondo, e circa 200.000 persone in Italia, colpendo con la stessa frequenza i due sessi, con un esordio clinico che in genere si colloca fra i 15 e i 45 anni. Fino ad oggi il trattamento e le scelte terapeutiche si sono concentrate sul decorso della malattia e sulle complicanze. Lo sviluppo di terapie efficaci contro queste patologie richiede una maggiore comprensione dei meccanismi molecolari che ne sono all’origine. La causa di queste malattie è infatti ancora sconosciuta: l’ipotesi patogenetica prevalente è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni, per esempio batteri normalmente presenti nell’intestino. Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali. Con la scoperta del ruolo di JAM-A potrebbero aprirsi nuovi importanti scenari clinici, come la messa a punto di nuovi farmaci che, aumentando la presenza di questa fondamentale proteina, permettano di rafforzare l’azione difensiva della barriera intestinale.

A cura della Redazione