Analisi del sangue, smartphone a caccia di parassiti

Uno smartphone con un piccolo microscopio è in grado di rilevare facilmente la presenza di un parassita letale nel sangue. Il dispositivo per le analisi del sangue è stato realizzato da un team internazionale di ricercatori guidato da Daniel A. Fletcher dell’Università della California di Berkeley, Stati Uniti. Lo studio che illustra questo prototipo è stato pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine.  

Il parassita preso in esame è il Loa Loa, presente in Africa e India, trasmesso da alcune specie di mosche e responsabile di un’infezione chiamata Loiasi, comunemente noto come “verme dell’occhio” perché spesso può annidarsi sotto il bulbo oculare. Chi viene colpito da questo parassita presenta gonfiori cutanei e prurito, ma se ha assunto una dose di ivermectina, un farmaco antiparassitario, possono sorgere complicazioni più gravi come emorragie e problemi neurologici. Gli effetti combinati possono essere addirittura letali. Pertanto, rilevare con rapidità la presenza del parassita Loa Loa è di cruciale importanza per decidere se il paziente può ricevere o meno l’ivermectina per il trattamento delle infezioni causate da altri parassiti.

I ricercatori hanno usato questo dispositivo per analizzare i campioni di sangue infetto di 33 pazienti in Camerun. Sul lato di una piattaforma si inserisce il campione illuminato dalla luce dello smartphone e analizzato dal microscopio che si trova in corrispondenza della videocamera del cellulare. Inoltre, il team di scienziati ha creato un software che analizza un video registrato dal dispositivo e in grado di rilevare la concentrazione dei parassiti presenti nel sangue. La diagnosi è così molto più rapida, meno di due minuti. Inoltre, il CellScope Loa, questo il nome dello strumento, georeferenzia il paziente assegnandogli una sorta di cartella clinica 2.0.

 

E’ un dispositivo rapido e di facile utilizzo, un vantaggio soprattutto per i Paesi in via di sviluppo

«Si tratta indubbiamente di uno strumento vantaggioso dal punto di vista della diagnosi: è rapido, potenzialmente economico e di facile utilizzo», dice la dottoressa Marta Monari, responsabile del Laboratorio d’analisi dell’ospedale Humanitas. «Il dispositivo non richiede energia elettrica, si può ricaricare con una chiavetta Usb e impiega pochissimo tempo per l’esame di un campione di sangue che può essere ricavato molto semplicemente, con una puntura come quella per la glicemia. Anche i tempi di refertazione sono ridotti, con una connessione wireless posso inviare i dati a un centro diagnostico di riferimento. Inoltre – aggiunge l’esperta – non richiede un know how elevato a differenza di quanto succede oggi nei laboratori d’analisi, ed è vantaggioso soprattutto per i Paesi in via di sviluppo».

Quali gli eventuali limiti di questo prototipo per le analisi del sangue? «Il dispositivo è stato testato solo su un tipo di filariosi, la malattia causata dai parassiti Loa Loa, che è di tipo cutaneo, ma non sugli altri tipi di filariosi ovvero delle cavità sierose e linfatiche. Per un suo uso più ampio è necessario pertanto procedere con ulteriori sperimentazioni», conclude la dottoressa Monari.

 

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