Tumore del colon-retto, perché è importante sottoporsi a screening?

Sono diversi i fronti su cui si può fare prevenzione per il tumore del colon-retto: innanzitutto conducendo uno stile di vita salutare e, a partire dall’età di 50 anni, sottoponendosi ai controlli regolari previsti dalle campagne di screening. Ma perché è utile partecipare a questi programmi di screening? Ne parliamo con la dottoressa Federica Furfaro, gastroenterologo di Humanitas.

Il tumore del colon-retto

Escludendo i tumori tipicamente di genere, ovvero il tumore alla prostata nell’uomo e quello alla mammella nella donna, il tumore del colon-retto rappresenta la neoplasia più diagnosticata nei due sessi, con la maggiore incidenza nella popolazione generale: il 14% di tutte le diagnosi per tumore. Per il 2017, secondo le stime dell’Associazione italiana di Oncologia medica, sono attese 53000 diagnosi di tumore del colon-retto.

Anche in termini di mortalità questa neoplasia si colloca ai primi posti delle classifiche: più di un decesso per malattia oncologica su dieci è dovuto al tumore del colon-retto, che rappresenta infatti la seconda causa oncologica di morte nella popolazione generale.

La prevenzione

Gli strumenti per contenere – nei limiti del possibile – il rischio di tumore del colon-retto sono soprattutto due: uno stile di vita sano e i controlli previsti dai programmi di screening. Lo stile di vita corretto è fondamentale, per una buona prevenzione oncologica, sin dalla giovane età e deve restare costante per gli anni a venire. I principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del colon-retto sono: l’eccessivo consumo di carni rosse e insaccati, il sovrappeso, la sedentarietà, la dipendenza dal fumo di sigaretta, l’elevato utilizzo di alcol e lo scarso apporto di fibre, frutta e verdura.

(Per approfondire leggi qui: Tumore colon-retto, negli Stati Uniti mortalità in aumento tra i più giovani)

Dalla mezza età si aggiunge un altro strumento di particolare importanza: le visite regolari per la diagnosi precoce di tumore al colon-retto, un cardine della prevenzione secondaria. In Italia il programma di screening del colon-retto è l’unico indirizzato a entrambi i sessi: uomini e donne dai 50 ai 69 anni di età vengono invitati periodicamente, a intervalli di due anni, a sottoporsi al test di ricerca di sangue occulto nelle feci (SOF).

Screening e riduzione della mortalità

«L’esame di screening – ricorda la dottoressa Furfaro – è molto semplice e non doloroso né invasivo, consiste nel raccogliere una piccola quantità di feci a casa propria e portarla al laboratorio di analisi. Non è necessario seguire una dieta particolare e l’assunzione di farmaci non influenza il risultato dell’esame, pertanto non è necessario modificare le proprie terapie. La presenza del sangue occulto nelle feci è uno dei segni più precoci del tumore del colon-retto e può precedere anche di diversi anni la comparsa di qualsiasi altro disturbo».

«Lo screening è molto importante perché se positivo dà indicazione all’esecuzione di una colonscopia e questo può permetterci una diagnosi precoce del tumore e la possibilità di poterlo curare in modo definitivo o ci permette di individuare dei polipi che potrebbero diventare dei tumori. Pertanto è consigliabile eseguire l’esame anche in assenza di disturbi. Lo screening con il test per la ricerca del sangue occulto fecale è vantaggioso perché è associato a una riduzione della mortalità per tumore colon-rettale di almeno il 20%».

«Il test del sangue occulto fecale, come suggerisce il nome, permette di rilevare la perdita di sangue “non visibile a occhio nudo” nel tratto gastrointestinale. Il SOF ha un elevato Valore Predittivo Positivo: nei soggetti con SOF positivo, la frequenza di carcinomi e di adenomi ad alto rischio è rispettivamente del 6,3% e del 25,5%. Però – sottolinea l’esperta – come tutti i test di screening, il SOF non è un esame diagnostico. Un test positivo non indica necessariamente l’esistenza di polipi o di un tumore intestinale, ma può essere dovuto a malattie molto diffuse quali ragadi anali, emorroidi o malattia diverticolare».

(Per approfondire leggi qui: Diverticolite, rischi anche da una dieta ricca di carne rossa?)

«Un sanguinamento del tratto digestivo superiore ha invece, poche probabilità di essere colto dal SOF, che è un test immunologico, in quanto l’emoglobina, digerita lungo il tratto gastroenterico, perde la sua capacità immunogenica e quindi non dovrebbe influenzare il test. Ciò può non essere vero in condizioni patologiche di alterata funzionalità digestiva o in caso di sanguinamenti di maggiore entità in cui si può ipotizzare che il sangue non digerito giunga inalterato nell’intestino».

Se il test è positivo?

«In ogni caso, se il SOF è positivo è importante approfondire mediante una colonscopia e, se negativa, non è necessario eseguire ulteriori approfondimenti, come ad esempio la gastroscopia, a meno che il paziente non presenti qualche disturbo significativo, come ad esempio un’anemia.

«La colonscopia è il test più accurato per individuare gli adenomi e il tumore del colon-retto perché permette la visione diretta dal colon, l’effettuazione di biopsie e, ove possibile, l’asportazione delle lesioni identificate», conclude la dottoressa.