Mal di schiena, l’attività fisica per evitare che diventi cronico?

Nonostante il dolore, è bene, quando possibile, fare attività fisica. Così si potrebbe ridurre il rischio che il mal di schiena diventi cronico. È quanto conclude uno studio del Finnish Institute of Occupational Health di Helsinki (Finlandia) che ha valutato questa riduzione tra l’11% e il 16% a seconda del livello di attività fisica praticata. «Quello che conta è il tipo di attività fisica che si svolge, di sport che si pratica e a quale intensità», spiega il dottor Cristiano Sconza, specialista in riabilitazione ortopedica di Humanitas.

La ricerca, pubblicata su British Journal of Sports Medicine, è una revisione di 36 precedenti ricerche relative a poco meno di 160 mila individui che all’avvio degli studi non presentavano alcuna forma di lombalgia.

L’attività fisica – suggeriscono i ricercatori – ridurrebbe l’intensità e la ricorrenza del mal di schiena, quindi potrebbe contenere il rischio di sviluppare una forma cronica di mal di schiena. Oltre all’esercizio fisico e all’attività sportiva i ricercatori hanno preso in considerazione semplici attività fisiche come il camminare e il fare le scale. Chi era attivo a livelli moderato o elevati poteva beneficiare di una riduzione del rischio rispettivamente del 14% e 16% rispetto ai meno attivi. Non è emersa infine alcuna relazione tra i livelli di movimento fisico e il mal di schiena episodico o acuto.

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Non tutti gli studi revisionati, però, avevano depurato la relazione tra attività fisica e mal di schiena dalla possibile influenza di altri fattori individuali, pertanto i risultati della revisione non possono essere considerati conclusivi.

Attenzione al carico dell’attività fisica

In ogni caso, quando è possibile provare a continuare con il movimento fisico anche per evitare che il mal di schiena peggiori? «Le regole di base sono queste: si può e si consiglia di svolgere attività fisica, non durante o in vicinanza di periodi di dolore acuto e a carichi non elevati, in particolare all’inizio; l’attività svolta dev’essere progressiva ed incrementale; bisogna impiegare le attrezzature idonee (ad esempio le calzature)», risponde il dottor Sconza.

Naturalmente è importante il tipo di sport che si fa: «Il nuoto difficilmente potrà peggiorare una lombalgia: l’acqua calda tende infatti a rilassare la muscolatura della schiena e l’attività si svolge con una netta riduzione del carico sulla colonna vertebrale. Sebbene non ci siano forti evidenze scientifiche che indichino una sua superiorità sulle altre discipline, è consigliabile il nuoto anche per chi pratica sport diversi e dovesse accusare mal di schiena».

Oltre al nuoto anche altre forme di movimento possono essere utili: «Discipline come yoga, pilates e tai chi hanno dimostrato interessanti proprietà nel rilassare, e al contempo rinforzare la muscolatura della colonna, e incrementare la percezione e controllo del movimento del soggetto».

Dopo un episodio di lombalgia acuta si può, invece, tornare a correre?

«Sì, ma tenendo conto di fondamentali accortezze. Inizialmente il riposo è d’obbligo, quando il dolore non è più presente si può iniziare un graduale ritorno all’attività dapprima mediante camminate, a velocità progressivamente maggiore, poi introducendo gradualmente la corsa. Importante è il ruolo dello stretching muscolare prima e dopo l’attività e il tipo di terreno su cui andrà a correre oltre alla corretta tipologia di scarpe indossate».

Il discorso è diverso per discipline come il calcio o il basket: «Difficilmente si può sostenere che questi sport siano protettivi. La schiena riceve infatti molte sollecitazioni con i salti e i cambi di direzione tipici di uno sport come il basket, ad esempio. In fase sub-acuta è meglio non praticarli, dopo si può riprovare, tenendo conto dell’approccio sempre graduale e progressivo, come esposto in precedenza, e di compiere l’attività in assenza di dolore».

Ma perché l’attività fisica potrebbe contribuire a lenire il mal di schiena?

«Il movimento ha comprovati effetti positivi sul metabolismo e tono muscolare. Importante è anche l’effetto stimolante sui dischi vertebrali, veri e propri cuscinetti protettivi delle vertebre ed il mantenimento della densità e compattezza ossea», sottolinea lo specialista.

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Nella gestione della lombalgia risulta anche fondamentale l’aspetto psicologico del soggetto colpito: «Il dolore cronico può infatti portare alla cosiddetta kinesiofobia, cioè paura del movimento – ricorda il dottor Sconza – ; una sorta di circolo vizioso in cui il timore di provare dolore facendo certi movimenti porta la persona a muoversi molto meno, spesso sviluppando delle posture scorrette che non fanno altro che peggiorare il quadro. Ecco dunque che l’attività fisica, anche se a-specifica, può ridare al soggetto la voglia e l’energia di spezzare questo circolo. Anche se al persistere del dolore è comunque bene eseguire una valutazione specialistica e impostare un adeguato trattamento», conclude l’esperto.