Intestino: frutta, verdura e acqua il segreto per un buon transito

Se l’intestino si è “impigrito”, con difficoltà nella digestione e tempi lunghi per il transito intestinale, si può fare affidamento all’alimentazione: «Per accelerare il processo ci sono due ingredienti chiave, le fibre di frutta e verdura, che favoriscono la motilità intestinale, e l’acqua (di cui per il 75% le feci sono costituite in partenza) che, gonfiandole, le ammorbidisce», suggerisce il professor Silvio Danese, gastroenterologo e responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dell’ospedale Humanitas e docente di Humanitas University, intervistato su Focus.

Si è regolari nell’evacuazione se questa avviene una volta al giorno?

«In realtà non esiste una regola generale in quanto il cosiddetto tempo di transito intestinale è molto variabile da persona a persona», risponde lo specialista. Quando ci si accorge che il transito impiega molto tempo si può dunque ricorrere all’idratazione e all’incremento dell’apporto di fibre per una migliore salute dell’intestino. Quali verdure e quali frutti privilegiare? Zucchine, spinaci e crucifere, ad esempio, meglio se preparati con cotture leggere, lessati o cucinati al vapore. Tra i frutti, pere, prugne e kiwi.

(Per approfondire leggi qui: Contro l’intestino “pigro” bene le fibre solubili come lo psyllium)

Quello che mangiamo o che non mangiamo, oltre ad avere un effetto diretto sulla regolarità intestinale, sulla forma e consistenza delle feci – un chiaro indicatore della salute intestinale – ha un impatto preciso sulla composizione del microbioma, quei batteri che vivono nel nostro tratto digerente. Fibre, cioccolato, birra, anticoncezionali sembrano avere un legame con la flora intestinale, ha suggerito un recente studio belga pubblicato su Science.

(Per approfondire leggi qui: Yogurt, birra e anticoncezionali: cosa influisce sul microbioma intestinale)

Verso un esame dei batteri intestinali?

Sono diversi gli aspetti della salute in cui è coinvolto il microbioma intestinale, sia associati a digestione e benessere intestinale – «malattia di Crohn, colite ulcerosa, obesità e diabete» – che ad altri aspetti all’apparenza più distanti come «allergie, tumori, autismo o artrite reumatoide», aggiunge il professor Danese.

Il microbioma è diventato un oggetto privilegiato dalla ricerca scientifica tanto da sperimentare esami dei batteri o trapianti di batteri fecali: «È probabile che un giorno faremo l’esame dei batteri intestinali. Per ora, però, le informazioni che si possono ottenere da un test del genere non sono di grande utilità pratica», conclude lo specialista.