Prostata ingrossata, visite regolari dopo i 40 anni

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L’ipertrofia prostatica benigna, dopo i 70 anni di età, arriva a colpire anche 8 uomini su 10 ma già dopo i 40 anni questa condizione caratterizzata dall’aumento del volume della prostata può cominciare a manifestarsi. Per cercare di ridurre il rischio di ipertrofia prostatica è bene monitorare proprio dopo i 40 anni la salute del proprio apparato urologico con visite periodiche. In questo modo sarà possibile effettuare una diagnosi precoce e intervenire tempestivamente.

Utile anche seguire uno stile di vita sano, fatto di dieta equilibrata – ricca di frutta, verdura e cereali integrali e con un basso apporto di grassi saturi di origine animale e i superalcolici – idratazione abbondante, con 2 litri di acqua al giorno, e attività fisica regolare.

(Per approfondire leggi qui: Ipertrofia prostatica: benigna, ma da non sottovalutare!)

Come si interviene invece in caso di ipertrofia prostatica benigna

«L’ipertrofia prostatica benigna pregiudica la qualità di vita degli uomini per la difficoltà pervenuta di svuotare la vescica – spiega al Corriere della Sera il professor Giorgio Guazzoni, responsabile di Urologia dell’ospedale Humanitas. Pertanto è fondamentale individuare una possibile terapia medica per aiutare ad alleviare i sintomi. Se la terapia medica non dovesse essere più sufficiente – ricorda lo specialista – sono proposti interventi di tipo disostruttivo per permettere al paziente di vivere meglio. L’intervento può essere minimamente aggressivo, nella stragrande maggioranza dei casi viene effettuato per via transuretrale, cioè attraverso l’uretra, è eseguito con anestesia locale e può permettere all’individuo di migliorare la sua qualità di vita».

Quali rischi può comportare l’intervento per l’ipertrofia prostatica benigna?

«L’intervento non comporta grossi problemi. L’unica sequela, non una complicanza, che correliamo all’intervento è l’eiaculazione retrograda, quando il liquido seminale, al momento dell’orgasmo, non esce più dall’uretra ma cade nella vescica. In ogni caso vale la pena sottoporsi a intervento viste le problematiche associate all’ipertrofia prostatica beninga. Permette al paziente di non doversi trovare nella necessità di andare in Pronto Soccorso perché non riescono più a urinare e dover così mettere un catetere e inoltre – sottolinea in conclusione in professor Guazzoni – di non trovarsi, nel momento in cui non riescono più a urinare, in là con gli anni e nella condizione di non poter essere più operato e così passare gli ultimi anni con un catetere».

(Per approfondire leggi qui: Lo sai che con la prostata ingrossata la bicicletta può non essere un divieto?)