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24 Febbraio 2005

La PET, esame sofisticato ed innovativo

Prosegue lo speciale di Humanitas salute dedicato alla diagnostica avanzata. Con l’aiuto del dott. Arturo Chiti, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Humanitas, vediamo che cos’è, a cosa serve, quando è necessaria, come prepararsi all’esecuzione di questo esame.

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La PET (Positron Emission Tomography) è una metodica di diagnostica per immagini utilizzata soprattutto in campo oncologico a partire dalla fine degli anni Settanta, ma il cui boom si è avuto negli anni Novanta. Si basa sulla somministrazione di radiofarmaci e viene utilizzata prevalentemente in campo oncologico, consente di individuare anche precocemente i tumori e di valutarne la dimensione e la localizzazione. Ne parliamo con il dott. Arturo Chiti, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Humanitas.

Che cos’è la PET
“La PET - spiega il dottor Chiti – è una metodica di diagnostica per immagini che si basa sul principio classico della Medicina Nucleare, ossia la somministrazione di un radiofarmaco per via endovenosa. Il radiofarmaco è caratterizzato dal fatto che il suo destino metabolico è noto, si sa cioè dove andrà a localizzarsi. A questa molecola è legata una ‘lampadina’ e la macchina è in grado di individuare la distribuzione degli atomi radioattivi all’interno del paziente e le eventuali alterazioni o anomalie (ad esempio i tumori) a carico degli organi.
La PET è una metodica tridimensionale (Tomografia) che utilizza radionuclidi che emettono positroni. Il vantaggio della PET, rispetto alla medicina nucleare tradizionale, è che gli atomi emettitori di positroni hanno una vita molto breve, cioè la radioattività decade in pochissimo tempo, dando quindi meno problemi di gestione dei rifiuti radioattivi, e sono componenti essenziali delle molecole biologiche. Si possono usare ad esempio il carbonio o l’ossigeno o il fluoro o l’azoto. Per avere a disposizione questi radionuclidi è necessario essere in possesso di un acceleratore di particelle (ciclotrone) che li produca, tranne quelli marcati con il fluoro-18, che possono essere distribuiti anche a centri senza il ciclotrone.
Rispetto alla scintigrafia, una metodica di diagnostica per immagini che si basa anch’essa sulla somministrazione di radiofarmaci, la PET possiede una maggiore capacità di diagnosticare tumori di piccole dimensioni.
Chi si deve sottoporre alla PET deve rimanere a digiuno e l’esame, non invasivo e non doloroso, consiste nell’iniezione di una sostanza radioattiva e, dopo circa un’ora, nell’effettuazione dell’esame vero e proprio, che dura circa 20 minuti”.

A che cosa serve
Il principale campo di applicazione della PET è quello oncologico: questo esame è utile nell’individuazione precoce dei tumori, delle loro dimensioni e della precisa localizzazione. Altre applicazioni, seppur più limitate, si hanno in campo neurologico, per la valutazione delle demenze, e in cardiologia, per la valutazione del miocardio vitale. La dose di radiazioni somministrata è molto bassa, l’unico accorgimento per i pazienti che si sottopongono alla PET è quello di non avvicinarsi a bambini e a donne in gravidanza nelle ore successive all’esame.

Recenti sviluppi e prospettive future
“Le macchine attualmente a disposizione sono in grado di effettuare sia la PET che la TAC: in questo modo si possono osservare le alterazioni biologiche, individuando le dimensioni e l’estensione di un tumore, localizzandolo con precisione. I futuri sviluppi saranno nel campo di radiofarmaci e porteranno a una migliore caratterizzazione del tumore sul singolo paziente, così da poter approntare una terapia sempre più mirata, in base alle caratteristiche della neoplasia del singolo paziente, e da valutarne l’efficacia nel tempo.

A cura di Elena Villa

Gli articoli già pubblicati del dossier “Diagnostica Avanzata”:
La TAC “Sotto esame”
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