Sab25052013

Back Sei qui: Home  Interviste  Sanità: confronti internazionali Tecnologia e salute La chirurgia del futuro è alle porte

La chirurgia del futuro è alle porte

“Nessuno ha voglia di farsi aprire la pancia o il torace, anche se da questo gesto dipende la salute futura o addirittura la vita”. E’ da questa costatazione, apparentemente banale ma profondamentee vera, che prende l’avvio l’attività di Jacques Marescaux, direttore dello European Institute of Telesurgery (EITS-IRCAD) di Strasburgo, uno dei maggiori centri di ricerca chirurgica del mondo. “Combinando l’uso del computer, dei robot e della videochirurgia sarà possibile, nel giro di qualche anno, riservare la chirurgia classica ai soli casi di emergenza” afferma con certezza il chirurgo francese.
La videochirurgia, che quando viene applicata all’addome prende il nome di laparoscopia, consiste nel praticare piccole incisioni sul corpo del paziente, attraverso le quali il medico fa passare dei tubi rigidi del diametro di qualche millimetro. Attraverso questi si introduce poi anidride carbonica, un gas che, gonfiando il corpo del paziente, aumenta lo spazio di manovra del chirurgo. Infine vengono fatti passare attraverso i tubi gli strumenti miniaturizzati e alcuni fasci di fibre ottiche che fungono da telecamera proiettando su un monitor l’organo da operare.

Il centro di Strasburgo diretto da Marescaux ha proprio come scopo la sperimentazione di nuove tecniche
“Non so neppure come ho fatto a diventare chirurgo. Le prime due volte che sono entrato in sala operatoria sono svenuto alla vista del sangue. Sarà per questo che mi sono rivolto allo studio della chirurgia “pulita”. In tutto il mondo, ormai, alcuni interventi, come l’asportazione della colecisti, si fanno attraverso due piccoli fori nella pancia. Ma non basta: bisogna imparare anche a fare interventi più complessi, come quelli per asportare i tumori, oppure in zone dove non c’è spazio per manovrare gli strumenti, come per esempio il collo. Lo scopo del nostro lavoro è quello di fare diversi tentativi e di collaborare anche con le case che producono gli strumenti speciali per la chirurgia laparoscopica. Se ci accorgiamo, per esempio, che per operare in una certa zona del corpo serve una pinza particolare, la disegnamo, la facciamo produrre in piccole quantità, la testiamo e infine, se si rivela davvero utile, viene commercializzata”.

Gli esperimenti vengono fatti sui maiali che hanno un’anatomia molto simile alla nostra
“Abbiamo una sala operatoria sperimentale con decine di lettini dotati di monitor. Il chirurgo che opera vede sullo schermo del monitor l’interno del corpo dell’animale e impara così a calibrare i suoi gesti senza rischiare di far male a qualcuno”.

La vocazione dell’EITS, istituzione finanziata per metà dall’Università di Strasburgo e per l’altra metà da privati, è infatti anche didattica. Finora sono andati a studiare lì più di 5.000 chirurghi di oltre 50 Paesi diversi, tra cui l’Italia, facendone di fatto il maggior centro videochirurgia del mondo
“I pazienti sono abituati a farsi operare dal medico di un ospedale nel quale hanno fiducia, ma difficilmente sanno se si stanno affidando a mani esperte e, soprattutto, se il chirurgo ha studiato nel dettaglio l’intervento al quale si sottoporranno - afferma Marescaux. La chirurgia è una forma di artigianato: si impara guardando chi la sa fare. Ma non tutti i chirurghi più esperti sanno, o vogliono, insegnare le loro tecniche. Io stesso ho imparato a operare sbirciando dietro la spalla del mio capo e sperando di aver visto bene. Qui, invece, proponiamo corsi per i medici che vogliono imparare. Grazie alla nostra sala operatoria speciale possiamo trasmettere sul monitor quello che sta facendo il chirurgo insegnante, e gli allievi possono replicarlo in tempo reale sul loro animale, verificando l’efficacia dei loro gesti. Una volta tornati a casa, potranno operare essere umani essendo sicuri di aver capito bene che cosa fare”.

La chirurgia del futuro riserva anche altre sorprese
“A Strasburgo sperimentiamo anche l’uso di robot in grado di eseguire alcuni interventi con grande precisione (per esempio quelli sul cuore o sugli arti). Il robot può persino essere comandato a distanza dal chirurgo: lo abbiamo sperimentato con il primo intervento transoceanico, effettuato nel 2001, e battezzato “operazione Lindbergh” in onore del primo pilota che ha trasvolato l’Atlantico. La paziente si trovava qui a Strasburgo, in una sala operatoria in cui il chirurgo era un robot. L’équipe dei chirurghi in carne e ossa, tra i quali c’ero anch’io, era invece a New York e comandava il robot a distanza grazie a una consolle simile a quella dei videogiochi. Alla paziente è stata asportata la colecisti con successo”.

Questo tipo di ricerca è necessaria o serve soprattutto a farsi pubblicità? Chi mai avrà bisogno di farsi operare da un robot?
“Non è affatto una forma di pubblicità. Anche se al momento attuale il robot non serve, rimane il fatto che i suoi gesti operatori sono molto più precisi di quelli di un uomo. Inoltre ci sono Paesi che non hanno un numero sufficiente di chirurghi per i quali questa potrebbe essere un’ottima soluzione per salvare vite umane. Infine, grazie a questa operazione, abbiamo anche contribuito a sviluppare la trasmissione dei dati via telefono: ci serviva, infatti, che l’ordine impartito dalla consolle arrivasse in tempo reale, o quasi, al robot, altrimenti il chirurgo non sarebbe potuto intervenire tempestivamente in caso di complicazioni”.

Non avendo a disposizione tanta tecnologia per farsi curare, cosa ci deve preoccupare prima di affrontare un intervento?
“Sia che si faccia un intervento in laparoscopia sia che si proceda con un’operazione classica è bene scegliere ospedali che fanno molte operazioni del tipo al quale ci si deve sottoporre: la migliore garanzia per il malato è un chirurgo esperto - spiega Marescaux. In secondo luogo si può chiedere al medico dove ha imparato a operare: è ora che anche i chirurghi imparino a fornire le dovute qualifiche ai pazienti”.

Per saperne di più
www.eits.org
www.virtual-surg.com

A cura di Daniela Ovadia



Abbiamo chiesto al dott. Riccardo Rosati, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Mininvasiva di Humanitas e insegnante presso il centro EITS di Strasburgo di portarci la sua testimonianza.

Dottor Rosati cosa ci può raccontare del Centro di Marescaux?
“Conosco il centro di Marescaux a Strasburgo da 10 anni, da quando ha coinvolto me e altri esperti europei selezionati come docenti in particolari branche della chirurgia mininvasiva.
E’ sicuramente il centro meglio organizzato in Europa perché dotato di una parte sperimentale molto grande, con sale operatorie collegate a 17 letti operatori per i maiali. Tutto ciò permette la gestione di corsi teorici e pratici con molti partecipanti.
Marescaux si avvale di esperti internazionali riconosciuti come punte di eccellenza nei vari settori della chirurgia come per esempio per la chirurgia colon rettale, gastrica, esofagea, endocrina: in questo modo è sicuro di offrire ai partecipanti un insegnamento top level. Attirando un numero così alto di iscritti ai suoi corsi, ha avuto grossi finanziamenti sia da parte dello Stato, è infatti un Centro Universitario di Chirurgia, sia da grosse aziende private che producono strumenti monouso per la chirurgia mininvasiva e il robot Zeus. Parte della messa a punto di questo robot è stata condotta a Strasburgo, dove è attualmente installato.
Marescaux si avvale di numerosi collaboratori, sia nell’ambito dell’informatica, sia nell’ambito di internet. In particolare gli esperti di informatica hanno prodotto interfacce computerizzate in grado di mettere in comunicazione gli esiti di esami quali la TAC e la Rm e il robot per condurre in alcuni casi una chirurgia stereotassica, cioè guidata dal computer. Il computer fornisce le coordinate delle lesioni, combinando i reperti con un software particolare in grado di scomporre l’organo. A livello di pianificazione dell’intervento permette di vedere il punto dove intervenire e durante l’intervento in alcuni casi permette di guidare lo strumento. Tuttavia si tratta ancora di sperimentazione, solo nell’arco di 15 anni porterà dei risultati, per ora non si può parlare ancora di vantaggi nella chirurgia robotica.

Qual è la situazione in Italia
“Anche in Italia si sta procedendo con la sperimentazione. Siamo in una fase di discreta evoluzione, ma si utilizza un altro robot chirurgico. Si chiama “Da Vinci” ed è utilizzato presso il centro d’eccellenza dell’ospedale di Grosseto diretto dal prof. Giulianotti, direttore della scuola di Chirurgia Robotica della Coi. I due robot sono diversi, “Da Vinci” ha un grado tecnologico superiore per quanto riguarda la possibilità di movimento degli strumenti. Cioè permette di ruotare lo strumento a 360° su tutti gli assi all’interno dell’organismo, come se si avesse un polso completamente girabile. Zeus invece ha il vantaggio di essere molto più piccolo e solidale al lettino chirurgico, mentre “Da Vinci” è mastodontico, si muove solo per mezzo di ruote, fuori dal letto operatorio, senz’altro più ingombrante. Per entrambi si tratta ancora di applicazioni sperimentali. In Humanitas stiamo già utilizzando un piccolo robot che è una parte integrante di Zeus: è il suo occhio. Si chiama Aesop ed è un robot comandato a livello vocale che guida la telecamera negli interventi di Chirurgia Mininvasiva. Permette movimenti di avvicinamento e allontanamento rispetto al piano centrale del campo operatorio e quindi una chirurgia più precisa.


Leggi anche:
default thumbnail image alt
Il cuore artificiale più piccolo del mondo per gli scompens
Venticinque grammi di peso, grande come una pila mini-stilo, è stato impiantato per la prima volta con successo in un paziente di 70 anni, con un int
default thumbnail image alt
TrueBeam, come curare ed eliminare i tumori con la radiotera
Humanitas è il primo centro in Italia a dotarsi di un acceleratore lineare, che permette di erogare dosi elevate e mirate in pochi secondi.
default thumbnail image alt
Dalla Silicon Valley il “vero raggio” che brucia i tumor
Radioterapia: Humanitas è il primo centro in Italia a dotarsi di un rivoluzionario acceleratore lineare, che permette di erogare dosi molto elevate e
default thumbnail image alt
Il tumore del rene si batte con cure mininvasive
I progressi della chirurgia permettono interventi sempre meno invasivi per questa patologia, che colpisce di più con l'avanzare dell'età.

Servizi Humanitas

Ricerca e assistenza