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05 Dicembre 2007

Osteoporosi, quando le vertebre si fratturano

Con le metodologie neurochirurgiche più recenti per affrontare questo problema continua il dossier sull' epidemia silenziosa.

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Sono due i rimedi efficaci per le fratture vertebrali, una delle conseguenze più comuni dell’osteoporosi. La prima tecnica, sviluppata in Francia nel 1984 e successivamente rifinita negli Stati Uniti nei primi anni ’90, è la vertebroplastica, che consiste nell’iniezione all’interno di una vertebra fratturata di uno speciale cemento per stabilizzare la frattura e alleviare il dolore. Per ripristinare il volume della vertebra schiacciata c’è poi una seconda tecnica, più recente, la cifoplastica.

La vertebroplastica: una rivoluzione
Il neurochirurgo viene coinvolto nella gestione dell’osteoporosi in quanto i crolli vertebrali sono una conseguenza molto frequente di questa patologia. Si calcola che negli Stati Uniti, dove l’osteoporosi colpisce più di 30 milioni di persone, siano più di 500.000 gli individui che ogni anno soffrono di cedimento strutturale delle vertebre. Le vertebre maggiormente coinvolte in fratture osteoporotiche sono prevalentemente quelle a livello lombare e dorsale. Fino a qualche anno fa questo tipo di fratture vertebrali veniva trattato con l’utilizzo di busti che portavano a guarigione in tempi molto lunghi, fino a 6 mesi, a seconda del tipo di lesione. L’avvento della vertebroplastica ha rivoluzionato il trattamento dei crolli vertebrali, consentendo non solo un’immediata scomparsa del dolore, ma anche una rapida ripresa dell’attività e la mancanza degli effetti collaterali dell’uso del corsetto, quali l’atrofia muscolare.
Vertebroplastica significa letteralmente consolidare, stabilizzare il corpo vertebrale. Questa procedura consiste nell’iniezione nella vertebra fratturata di una resina acrilica (polimetilmetacrilato) che, nel momento in cui viene iniettata, va a riempire i vuoti nella struttura ossea deformata dall’evento traumatico, consentendo l’aumento della solidità della vertebra stessa e quindi la rapida regressione del dolore. In pratica la vertebroplastica simula il processo di autoriparazione della vertebra. Inoltre il rialzo termico, che avviene durante la fase di indurimento della resina, potrebbe partecipare alla riduzione della sintomatologia dolorosa mediante l’alterazione dei recettori dolorifici posti sulle strutture ossee fratturate. Al termine della procedura il dolore scompare immediatamente o si riduce in maniera significativa.

Ma non per tutti
La vertebroplastica è un intervento che viene effettuato per via percutanea, in anestesia locale o in sedazione, in certi casi in regime di day-hospital o con dimissioni il giorno dopo, anche a pazienti piuttosto anziani. Vi sono però precisi requisiti che identificano l’idoneità o meno a questo tipo di intervento. Innanzitutto la vertebroplastica è indicata per fratture recenti. Prima dell’intervento va eseguita una risonanza magnetica con sequenze particolari, che mettono in evidenza l’eventuale edema acuto post-traumatico dell’osso. Solo in questo caso, infatti, è possibile ricorrere all’intervento di vertebroplastica. Se è già passato troppo tempo dal momento della frattura, il callo osseo presente impedisce di usufruire di questo trattamento.

La cifoplastica: tecnica più recente
Come la vertebroplastica, anche la cifoplastica è una procedura utile ad alleviare la sintomatologia dolorosa associata ai crolli vertebrali. Consente inoltre di rimodellare il corpo vertebrale, riducendone la deformità, attraverso l’introduzione di un palloncino da rigonfiare all’interno della vertebra fratturata e deformata. Nella cavità creata dal palloncino si inietta la resina acrilica (come nella vertebroplastica) stabilizzando così la frattura. A questo processo meccanico si associa inoltre un fattore termico legato al calore sviluppato durante la fase di polimerizzazione. Il dolore scompare immediatamente o si riduce in maniera significativa, consentendo una rapida ripresa delle normali attività quotidiane.
Come la vertebroplastica, anche la cifoplatica viene solitamente eseguita in regime di day-hospital e in anestesia locale o in sedazione, anche nei pazienti molto anziani. Non viene eseguita alcuna incisione chirurgica, ma si utilizzano esclusivamente degli aghi speciali che vengono inseriti attraverso la cute in specifici punti della vertebra, sotto controllo radiologico costante. Anche in questo caso, solo fratture recenti e sintomatiche possono trarre beneficio da questa procedura.


A cura di Elena Villa

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