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Benessere

23 Febbraio 2004

Quello spiacevole cerchio alla testa

Il viaggio di conoscenza sul “mal di testa” prosegue con la cefalea tensiva, un disturbo spesso caratterizzato dal tipico “cerchio alla testa” e che sovente insorge in età giovanile ed è

Quello spiacevole cerchio alla testa 7 10 2 2.
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Il viaggio di conoscenza sul “mal di testa” prosegue con la cefalea tensiva, un disturbo spesso caratterizzato dal tipico “cerchio alla testa” e che sovente insorge in età giovanile ed è presente soprattutto tra le donne .
Per comprendere perché insorge e quali sono i rimedi più efficaci ci siamo rivolti alla dottoressa Paola Merlo.

Le sue caratteristiche
“Questo tipo di cefalea – spiega la dottoressa Merlo – si colloca nel capitolo delle cefalee primarie. Da un punto di vista clinico si caratterizza per la comparsa di dolore gravativo - costrittivo, di entità lieve-moderata; il dolore è in genere definito come un cerchio o un casco. Raramente sono presenti i sintomi di accompagnamento quali fonofobia, fotofobia, nausea; il vomito è quasi sempre assente.Insorge tipicamente in età giovanile e l’evoluzione del disturbo mostra un declino in età senile. Analogamente all’emicrania, il disturbo è prevalente nel sesso femminile. La classificazione IHS II, a cui sempre facciamo riferimento, distingue tra una forma episodica (cefalea presente per meno di 15 giorni al mese) e una forma cronica (cefalea presente per almeno 15 giorni al mese da un minimo di 6 mesi) di cefalea tensiva. All’interno di queste forme sono previsti altri due sottotipi definibili “con o senza contrattura della muscolatura del capo” in base alla presenza o meno di uno stato di contrazione dei muscoli pericranici (valutabile mediante palpazione o con esami strumentali)”.

Le cause scatenanti
“La tensione emotiva, lo stress, l’affaticamento mentale, lo sforzo prolungato dell’attenzione, le posture scorrette e protratte del capo e del collo possono rappresentare fattori scatenanti e aggravanti questo tipo di cefalea – spiega la dottoressa Merlo. Un’aumentata attività muscolare è alla base delle forme episodiche, mentre in quelle croniche vi sono modificazioni funzionali del sistema nervoso centrale, sostenute da fattori psicoaffettivi. Anche se la cefalea tensiva viene considerata una cefalea primaria, esistono tuttavia condizioni “causali” che possono contribuire alla genesi e soprattutto alla cronicizzazione del disturbo: ad esempio eventi psicosociali stressanti (conflitti familiari, coniugali, interpersonali, preoccupazioni lavorative o economiche, problemi legati alle fasi dello sviluppo). Ansia e depressione svolgono un ruolo sostanziale nelle forme ad andamento cronico.
La vecchia definizione di “cefalea muscolo-tensiva”, usata in passato, lasciava intendere che il dolore fosse indotto da un’aumentata attività dei muscoli pericranici. In realtà studi recenti non hanno fornito risultati conclusivi a tale proposito. Un ruolo importante, spesso sottovalutato, è svolto dalla presenza di una disfunzione a carico dell’articolazione temporo-mandibolare. In questi casi appare verosimile che la contrattura dolorosa possa innescare un processo che raggiunge i nuclei del trigemino, il talamo e la corteccia cerebrale, causando la sensazione dolorosa tipica di questa cefalea”.

La terapia
“I FANS – sottolinea la dottoressa Merlo – rappresentano i farmaci di prima scelta nel trattamento sintomatico della cefalea di tipo tensivo. Soprattutto nei pazienti con cefalea di tipo tensivo cronica va sempre ricercata la presenza di disturbi dell’umore, ansia o insonnia. In questo caso gli ansiolitici possono essere utilizzati “al bisogno”, in particolare quando gli attacchi di cefalea episodica sono scatenati da situazioni psicologiche stressanti.
L’utilizzo di antidepressivi triciclici (amitriptilina) rappresenta la strategia terapeutica di scelta nel trattamento della cefalea tensiva: in assenza di un manifesto disturbo depressivo può essere sufficiente un dosaggio basso. In analogia con quanto detto sulla terapia dell’emicrania, anche per la cefalea di tipo tensivo è possibile optare per una terapia non farmacologica di supporto, volta a eliminare i fattori di innesco/scatenanti, soprattutto per le forme episodiche, mentre nelle forme croniche l’attenzione sarà focalizzata sul trattamento dei fattori aggravanti, facendo ricorso anche alla psicoterapia.
Un supporto utile può essere infine la modifica di posture fisse e obbligate (si pensi ad esempio a una scorretta postura quando si lavora per molte ore al computer), oltre a trattamenti mirati per la contrattura dei muscoli del collo. I farmaci miorilassanti possono essere utilizzati episodicamente in presenza di una marcata contrattura muscolare (il diazepam a basso dosaggio preso alla sera, ad esempio, può essere di notevole aiuto)”.

A cura di Elena Villa

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