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11 Febbraio 2005

Gastroscopia: conoscerla per non temerla

Una metodica non solo diagnostica, ma anche operativa: lo speciale di Humanitas Salute dedicato alla diagnostica avanzata prosegue con la gastroscopia. Il dott. Paolo Omodei spiega che cos’è, a cosa serve, quando è necessaria, e come prepararsi alla sua esecuzione.

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E’ un esame utilizzato per indagare sulle patologie dell’esofago, dello stomaco e della parte iniziale del piccolo intestino. La gastroscopia viene inoltre utilizzata anche come metodo di intervento operativo, ad esempio per arrestare il sanguinamento causato da ulcere e per diagnosticare con certezza l’intolleranza al glutine attraverso una biopsia del duodeno. Ce ne parla il dott. Paolo Omodei, aiuto presso l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia di Humanitas diretta dal prof. Alberto Malesci.

Che cos’è la gastroscopia
“La gastroscopia – spiega il dottor Paolo Omodei – è un esame invasivo che prevede l’introduzione, attraverso la bocca, di una sonda flessibile, del diametro massimo di 9 millimetri o leggermente maggiore nel caso di strumenti operativi. All’estremità della sonda vi sono delle fibre ottiche che trasmettono le immagini a video.
In Humanitas l’esame viene effettuato con un minimo di sedazione per via endovenosa, pur non trattandosi di un esame doloroso. Il fastidio che procura al paziente può quindi essere facilmente alleviato con una blanda sedazione a base di valium o midazolam. Viene inoltre effettuata una leggera anestesia a livello locale, della gola, con un anestetico a spruzzo, che permette all’operatore di effettuare l’esame in maniera agevole. Il paziente deve cercare di collaborare, così da rendere la gastroscopia il più breve possibile e in grado di fornire una diagnosi precisa.
Le complicanze legate alla gastroscopia sono decisamente minime e possono riguardare l’accidentale perforazione del tessuto, dovuta alla fuoriuscita dello strumento dalle pareti dell’esofago o dello stomaco, o il sanguinamento, in seguito ad esempio all’effettuazione di una biopsia. Nel primo caso è necessario l’immediato intervento chirurgico, mentre nella seconda eventualità è possibile arrestare il sanguinamento già nel corso dell’esame stesso.
Al termine dell’esame il paziente può tornare a casa dopo circa un’ora (il tempo è variabile in funzione del tipo di sedazione effettuato) e può mangiare nell’arco di venti minuti, anche se sono state effettuate delle biopsie, prediligendo cibi freddi o a temperatura ambiente”.

Come prepararsi
La gastroscopia non necessita di una preparazione particolare, se non il digiuno nelle 8-12 ore precedenti l’esecuzione dell’esame.

I campi di applicazione
La gastroscopia consente di osservare il rivestimento interno, la mucosa, dell’esofago, dello stomaco, del bulbo duodenale e della prima parte del duodeno, cioè la parte iniziale del piccolo intestino. E’ utile quindi per indagare su tutte le patologie che possono colpire questi organi e viene eseguita, ad esempio, in seguito a problemi quali disturbi digestivi che devono essere indagati, reflusso di materiale acido dallo stomaco verso l’esofago, sospetto di ulcere duodenali o di neoplasie dell’apparato digerente superiore.
Un’altra indicazione per questo esame è il sospetto che il paziente soffra di celiachia, cioè di intolleranza al glutine, la cui diagnosi certa viene effettuata attraverso biopsie della seconda porzione duodenale (in questo caso gli esami del sangue non sono sempre sufficienti per accertare la presenza di celiachia).
La gastroscopia è un esame non solo diagnostico, ma anche operativo: si possono effettuare delle biopsie che permettono un esame istologico che può essere utile nella terapia, si può intervenire anche in condizioni di urgenza per arrestare il sanguinamento di ulcere duodenali o gastriche o, in caso di pazienti affetti da cirrosi epatica, per arrestare l’emorragia causata da varici esofagee e/o gastriche.
Questo esame viene effettuato, in emergenza, anche in seguito all’ingestione di caustici (acidi, candeggina), per osservare i danni prodotti a livello dell’apparato digerente superiore e stilare il programma di osservazione o di intervento da effettuare. Sempre in emergenza, la gastroscopia viene utilizzata per il recupero di corpi estranei, soprattutto nel caso di ingestione di piccoli oggetti da parte dei bambini.

Recenti sviluppi e prospettive future
Il miglioramento della tecnologia e della strumentazione ha reso la gastroscopia un esame generalmente ben tollerato dai pazienti, soprattutto grazie a strumenti molto più sottili e flessibili che in passato. L’avvento delle telecamere, poste all’estremità della sonda, ha fornito la possibilità di vedere le immagini a video con una risoluzione di qualità molto elevata, tale da permettere di effettuare una buona diagnosi.
L’utilizzo della capsula endoscopica (che contiene al suo interno una telecamera) non ha ancora sostituito la gastroscopia come strumento diagnostico, perché il suo passaggio attraverso l’esofago è piuttosto rapido e la cavità dello stomaco non può essere adeguatamente esplorata in quanto piuttosto ampia.

A cura di Elena Villa

Gli articoli già pubblicati del dossier “Diagnostica”:
La TAC “Sotto esame”
La Risonanza Magnetica, un esame non invasivo
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I diversi tipi di scintigrafia

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