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25 Marzo 2003

Sport e sigaretta: meglio evitare!

Il fumo può essere considerato un vero e proprio attentato alla salute: aumenta il rischio di patologia respiratoria (bronchite cronica ed enfisema), neoplastica (polmone, cavo orale, laringe, faringe, esofago, vescica) e cardiovascolare (infarto miocardico, ictus).

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La decima revisione della classificazione delle malattie dell’OMS identifica la dipendenza da fumo come la prima causa evitabile di malattia e di morte.
Il fumo può essere considerato un vero e proprio attentato alla salute: aumenta il rischio di patologia respiratoria (bronchite cronica ed enfisema), neoplastica (polmone, cavo orale, laringe, faringe, esofago, vescica) e cardiovascolare (infarto miocardico, ictus).
E’ quindi chiaro che l’attività sportiva e l’abitudine al fumo siano nemici dichiarati. Qual è l’incidenza del fumo sull’attività sportiva? Come invece lo sport può aiutare a superare la dipendenza da nicotina. E’ importante ricordare che l’attività aerobica è basata sull’efficacia del meccanismo di trasporto dell’ossigeno ai tessuti. A garantire tale trasporto, si adoperano il polmone (la sorgente d’ossigeno), l’emoglobina (che lega l’ossigeno nel sangue) e la capillarizzazione del muscolo. Il fumo agisce ad ogni livello.

Cosa succede ai polmoni?

Fisiologicamente, l’attività fisica induce aumenti del consumo d’O2 e della produzione di CO2. Correlata a queste variazioni metaboliche si verifica un aumento della ventilazione polmonare, il cui scopo funzionale è quello di mantenere costanti le pressioni parziali dei gas respiratori nel compartimento alveolare, là dove aria e sangue s’incontrano. Tale iperventilazione incrementa il fabbisogno energetico dei muscoli respiratori.

Quali sono gli effetti acuti del fumo di sigaretta?

E’ stato osservato che 15 aspirazioni di fumo nell’arco di 5 minuti causano un aumento delle resistenze polmonari di tre volte, in condizioni di riposo. L’aumento di resistenza permane per 35 minuti in media e come tale interferisce con il lavoro respiratorio: aumenta il dispendio energetico della respirazione, gravando sul consumo d’ossigeno totale ed interferendo con le necessità metaboliche dei muscoli periferici che lavorano. Pertanto ciò costituisce un limite alla possibilità di compiere un lavoro.

Cosa accade a valle del polmone?

Lungo il tragitto polmone-muscolo, l’ossigeno è trasportato nel sangue dall’emoglobina (Hb). Il monossido di carbonio, un prodotto del fumo, lega l’emoglobina più facilmente dell’ossigeno formando carbossiemoglobina (HbCO), con conseguente riduzione della quantità di Hb disponibile per il trasporto d’ossigeno. Nei fumatori, il tasso di carbossiemoglobina è cronicamente aumentato, da 2 a 15 volte rispetto ai non fumatori. Succede quindi che, fumando una sigaretta, si riduce l’apporto di sangue ossigenato ai tessuti e ciò riduce tremendamente la propria resistenza! La nicotina, ingrediente attivo del tabacco, aumenta la viscosità del sangue ed induce, per effetto simpaticomimetico, vasocostrizione arteriosa periferica. Ne deriva una riduzione del flusso ematico ai tessuti, compreso il tessuto muscolare e quindi una riduzione del rendimento sportivo. Non trascuriamo il cuore! Si calcola che per ogni sigaretta fumata la vita si accorcia di 7 minuti. Il fumo di sigaretta rappresenta un indice predittivo molto forte di rischio coronarico. L’incidenza di infarto cardiaco è 5 volte superiore nei fumatori rispetto ai non fumatori.

Come può lo sport aiutare l’organismo di chi fuma?

Se il fumo danneggia, riducendola, la performance sportiva, dal canto suo lo sport agisce aiutando chi vuole combattere la propria dipendenza dalla sigaretta. Come la nicotina stimola il sistema nervoso centrale affinché rilasci i mediatori del benessere (serotonina, dopamina, noradrenalina), lo stesso fa lo sport: funge da stimolo per la liberazione in circolo degli stessi mediatori ed è utile per vincere le crisi d’astinenza. Inoltre, l’esercizio fisico risulta un’ottima valvola di sfogo per incanalare ed eliminare tensioni e stress accumulati nel corso della giornata. Chi pratica attività fisica, a seguito delle modificazioni biochimiche ed ormonali indotte nell’organismo dall’allenamento, tende ad essere più sereno e soddisfatto rispetto ai soggetti sedentari, a godere di un miglior benessere psicologico ed a presentare una maggiore vitalità e gioia di vivere.

A cura di Maria Cristina Firetto

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