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Alimentazione

23 Aprile 2008

Intolleranza al lattosio? Ecco cosa mangiare e le giuste quantità

Chi soffre di intolleranza al lattosio, può mangiare con attenzione formaggi, latticini e yogurt. Ecco i consigli della Dott.ssa Oggioni per gli intolleranti al lattosio.

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Intolleranza lattosioNe soffrono molte persone anche in Italia, quattro su dieci. È l’intolleranza al lattosio, cioè l’incapacità di digerire questo disaccaride contenuto nel latte. La causa è una insufficienza nell’organismo dell’enzima lattasi, che scinde il lattosio nei suoi due componenti, il glucosio e il galattosio, che può essere primaria (insorge tipicamente nel bambino) o secondaria (generalmente causata da lesioni a carico del piccolo intestino e può manifestarsi a qualsiasi età). Solo grazie all’azione di questo enzima l’organismo è in grado di assorbire e utilizzare il lattosio. In caso contrario non lo digerisce. Cosa fare allora se si è intolleranti? Eliminare il latte e i suoi derivati dalla dieta? Sì e no, nel senso che eliminare ogni tipo di derivato del latte è un sacrifico inutile. Il lattosio, infatti, non è presente in tutti i formaggi. In alcuni viene scisso in altre molecole durante la stagionatura e non crea più problemi. E anche lo yogurt è sicuro, anche se sembra strano. Abbiamo chiesto consiglio alla dott.ssa Stefania Setti, medico nutrizionista dell’ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

Dott.ssa Setti, è vero che chi è intollerante al lattosio può mangiare il formaggio?

“È vero che può mangiare alcuni tipi di formaggio e, più precisamente, quelli stagionati come, per esempio, pecorino, provolone, parmigiano reggiano e grana padano perché, grazie al processo di stagionatura cui vengono sottoposti, hanno un minor contenuto di lattosio. Al contrario, non sono tollerati i formaggi freschi quali mozzarella, fiocchi di latte, certosino perché ricchi in lattosio. Un alimento generalmente ben tollerato è il formaggio grana, che ha anche il vantaggio di essere una ottima fonte di calcio (100 grammi ne forniscono 1340 milligrammi) e, quindi, consumato nelle giuste quantità (ma attenzione ai grassi) può coprire i fabbisogni di calcio non soddisfatti dal mancato consumo di latte. È bene, inoltre, leggere attentamente le etichette dei prodotti che si acquistano perché spesso il lattosio viene aggiunto come additivo e, dunque, il consumo di certi prodotti può comunque provocare sintomi da intolleranza”.

E lo yogurt è sicuro?

“Generalmente le persone intolleranti al lattosio non hanno problemi a consumare lo yogurt, meglio se al naturale e non aromatizzato, dato che al suo interno sono presenti batteri che parzialmente digeriscono il lattosio. Oppure, in alternativa al latte di vacca, si possono consumare i latti delattosati, quello di soia o riso o prodotti caseari contenenti lattasi o lattosio predigerito o quelli contenenti il Lactobacillus acidophilus”.

 

 

Ma come si scopre questa intolleranza al lattosio?

“Innanzitutto facendo attenzione ai sintomi dopo aver mangiato del latte o dei derivati contenenti lattosio. In genere si manifesta irritazione del colon con gonfiore e dolori addominali, diarrea, meteorismo e difficoltà di digestione. Per avere la certezza dell’intolleranza è sufficiente eseguire l’Hydrogen breath test in cui, dopo la somministrazione di una dose standard di lattosio, si misura la quantità di idrogeno espirato che, se aumentata, è indice diagnostico di intolleranza. Esistono diversi gradi del deficit dell’enzima e, quindi, diversi sintomi di questa intolleranza. Si può essere in grado di assumere e digerire senza sintomi 12 grammi di lattosio, ma non 20 grammi, per esempio, mentre altri possono assumerne senza alcun disturbo 20 grammi, ma non 30. La terapia consiste nell’eliminare dalla dieta latte e prodotti caseari ricchi di lattosio anche se, comunque, un loro consumo non è lesivo della mucosa intestinale come nel caso, per esempio, dei celiaci che consumano prodotti contenenti glutine cui sono intolleranti. Sarà, però, essenziale trovare fonti alternative di calcio (alimenti o, se necessario, eventuali supplementazioni sotto prescrizione medica) così da non correre il rischio che si sviluppino stati carenziali di questo minerale”.


A cura di Lucrezia Zaccaria

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