Una recente ricerca americana ha trovato una forte correlazione tra gli Hpv oncogeni e le malattie cardiovascolari. Una nuova frontiera per cure e vaccini?
Il Papilloma virus potrebbe essere associato anche alle malattie cardiovascolari. E' quanto afferma un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of the American College of Cardiology. I ricercatori dell'Università del Texas, analizzando i dati di 2500 donne tra i 20 e i 59 anni di cui il 44,5 per cento con una infezione da HPV (Papilloma virus) che causa le verruche cutanee e il 23,2 per cento una infezione da ceppi che provocano i tumori (al collo dell'utero, esofago e laringe), hanno trovato una forte correlazione tra gli HPV oncogenici e le patologie cardiovascolari senza altri rischi metabolici considerati. E il 20 per cento dei pazienti con problemi cardiaci non presenta nessuno dei fattori di rischio esaminati: forse perché non tutti sono ancora conosciuti? L'HPV può, quindi, essere uno dei "nuovi" responsabili? Se così fosse, il vaccino può prevenire anche le malattie cardiovascolari? Lo chiediamo a Maddalena Lettino, responsabile dell'Unità Operativa di Cardiologia I in Humanitas e Domenico Vitobello, responsabile Unità operativa di Ginecologia di Humanitas Cancer Center.
Dottoressa Lettino, può esserci correlazione tra HPV e problemi cardiovascolari?
"Dopo altri virus invocati in passato, per la prima volta l'HPV sembra quello più rilevante ai fini dell'aterosclerosi, almeno nella popolazione femminile giovanile. Le premesse dello studio nascono dalla conoscenza che alcune proteine rilasciate da tumori provocati dal Papillomavirus possano indirettamente favorire una malattia aterosclerotica particolarmente aggressiva e, quindi, associata ad eventi cardiovascolari acuti. Il dato è interessante, anche se frutto di una osservazione e di una associazione statistica che richiede una conferma del rapporto di causa/effetto con una opportuna sperimentazione mirata. Le donne, infatti, eseguivano lo striscio per verificare la presenza di HPV da sole e compilavano un questionario in cui si chiedeva se sapevano (o il loro medico aveva riferito) se avevano sofferto di ictus o infarto. Non è, quindi, uno studio assoluto, ma sicuramente apre le porte a un suggerimento che deve essere considerato perché, anche se i numeri analizzati non sono molti, la differenza tra i gruppi è significativa: nelle donne positive alla variante di HPV associata a tumore genitale la probabilità di malattie cardiovascolari acute era circa tre volte più frequente rispetto a coloro che non avevano alcun segno dello stesso tipo di infezione virale.
L'associazione HPV/malattia cardiovascolare manteneva la sua forza anche dopo aver considerato eventuali differenze tra i due gruppi per altri fattori che avrebbero potuto influire sulla comparsa di ictus o infarto, come l'età e i più comuni fattori di rischio cardiovascolare (fumo, diabete, ipertensione e ipercolesterolemia). Il meccanismo dell'HPV potrebbe, quindi, spiegare quei casi di malattie cardiovascolari nelle giovani che compaiono senza ragioni apparenti. Evidentemente, però, l'intero problema dell'aterosclerosi non può essere ricondotto solo ad una infezione virale di questo tipo, visto che non si spiegherebbero i moltissimi casi presenti nella popolazione maschile. Ma se il virus HPV avesse realmente un ruolo nelle donne giovani nel determinare l'insorgenza della malattia cardiovascolare, indubbiamente i medici dovrebbero monitorare con attenzione le pazienti con infezione e la campagna vaccinale promossa per la prevenzione del tumore del collo dell'utero avrebbe anche la valenza di una buona prevenzione dell'ictus e dell'infarto del miocardio".
Dottor Vitobello, l'HPV oggi si può prevenire con il vaccino?
"Sì. Fa parte della prevenzione primaria, che si attua in due modi: con l'adozione di comportamenti e stili di vita corretti che riducano i rischi di trasmissione sessuale e con la vaccinazione, disponibile contro i ceppi HPV più diffusi, e che consiglio a tutte le adolescenti e giovani donne fino a 40-45 anni. Non si deve abbassare la guardia: si stima che solo una persona su quattro non contragga il virus nell'arco della sua vita. Ed è importante anche la prevenzione secondaria, che consiste nel diagnosticare precocemente la malattia quando ancora è in fase iniziale o asintomatica grazie alla visita ginecologica in cui si esegue il Pap test e l'HPV-DNA test. Questi esami indolori e non invasivi, se effettuati regolarmente, prevengono il tumore al collo dell'utero in una percentuale che sfiora il 100 per cento".
Ma l'HPV non sempre è causa di tumore?
"Non sempre. L'HPV ha numerosi ceppi, oltre 100. Alcuni (il 6 e 11) sono responsabili di malattie benigne, poco gravi, come le verruche cutanee (i condilomi). Sono lesioni facilmente curabili in ambulatorio, anche se piuttosto fastidiose e con un impatto principalmente emotivo e relazionale. Altri (il 16, 18 soprattutto, che sono i più diffusi), se non curati tempestivamente provocano i tumori come il tumore al collo dell'utero, esofago e laringe. Visto che dal momento dell'infezione da HPV a quando il tumore si sviluppa i tempi sono solitamente molto lunghi (possono passare anche 20 anni), i tumori che colpiscono le donne fra i 40 e i 50 anni sono spesso conseguenza dell'evoluzione dell'infezione contratta in giovane età e mai curata adeguatamente".
A cura di Lucrezia Zaccaria





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