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Alimentazione

Mangiare piccante fa bene: il peperoncino aiuta a vivere di più

24/09/2015

Mangiare piccante non solo fa bene alla salute ma aiuterebbe a vivere più a lungo. Tra chi mangia piccante 6-7 giorni a settimana il rischio di mortalità scende del 14% rispetto a chi lo fa meno di una volta a settimana. A questa conclusione è giunto un gruppo di ricercatori cinesi in un lavoro pubblicato sul British Medical Journal.

Tra il consumo di cibi e spezie piccanti e il tasso di mortalità ci sarebbe un’associazione inversa: all’aumentare del primo diminuirebbe il secondo. Un’associazione ancora più forte in quelli che non bevono alcolici e che è stata osservata anche per precise patologie mortali come cancro, malattie respiratorie e coronaropatie. Mangiare piccante, per la precisione consumare quotidianamente peperoncino fresco, sarebbe associato anche a un minor rischio di diabete.

Lo studio ha preso in esame i dati di quasi 490 mila persone di età compresa fra 30 e 79 anni raccolti nella China Kadoorie Biobank e ha escluso quegli individui che avevano alle spalle una storia di tumori o di malattie cardiache. Il campione era costituito in prevalenza da donne e proprio in questo segmento il tasso di mortalità si riduceva di una quota compresa tra il 12 e il 22%.

(Per approfondire leggi qui: Con la vitamina C pelle protetta e difese immunitarie assicurate)

Ma perché con spezie e cibi piccanti si vivrebbe di più? Secondo i ricercatori sono la vitamina C e la capsaicina, il principio attivo del peperoncino che gli dà il tipico sapore piccante, ad avere questo effetto protettivo. Attenzione però a consumarlo fresco: in questo stato i micronutrienti e i principi attivi benefici per l’organismo sono maggiori rispetto al peperoncino essiccato, alle salse o all’olio piccanti.

Perché la capsaicina e la vitamina C hanno questo effetto protettivo per la salute?

«Perché svolgono sia azione antiossidante, cioè combattono i radicali liberi rallentando l’invecchiamento cellulare, sia immunitaria, cioè proteggono da infezioni da parte di agenti patogeni stimolando la sintesi di anticorpi», risponde la dottoressa Monica Giuffrè, nutrizionista della Chirurgia Bariatrica dell’ospedale Humanitas.

Non è la prima volta che il consumo di peperoncino è stato associato a un miglior stato di salute. Per quali altri disturbi o patologie è stato chiamato in causa? «Migliora sicuramente la circolazione sanguigna e protegge il sistema cardiovascolare. Riduce l’assorbimento del colesterolo nel sangue e rinforza i vasi sanguigni. Inoltre – conclude la dottoressa – facilita la digestione perché stimola la secrezione di acido cloridrico, anche se è controindicato in pazienti che soffrono di ulcera e reflusso gastroesofageo. Sembra che il peperoncino abbia effetti benefici anche sull’apparato respiratorio, infatti ha potere antistaminico quindi con asma e allergie, ma è anche un decongestionante in caso di raffreddore e laringiti».

 

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