Scuola, adolescenti in preda all’ansia?

L’adolescenza è quasi per definizione un periodo inquieto. È una fase di crescita in cui i ragazzi e le ragazze cominciano a definire la propria identità. Il ritratto che l’Ocse-Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa fa dei quindicenni italiani ne è conferma e collima proprio con il quadro di irrequietezza che caratterizza l’adolescenza. «Durante l’adolescenza la propria personalità è solo abbozzata, è in una fase di definizione, quindi non si è ancora consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza; quindi questa è una fase della vita in cui può svilupparsi ansia che, in alcuni casi, può sfociare in un vero e proprio episodio di panico», ricorda il dottor Paolo Amami neuropsicologo e psicoterapeuta di Humanitas.

Nell’Indagine sul benessere dei quindicenni, che ha raccolto le risposte dei questionari somministrati in occasione dei test PISA (Programme for International Student Assessment) con cui si sono valutate nel 2015 le competenze nelle materie scientifiche, è emerso un quadro a tinte fosche sulle condizioni psicologiche dei giovanissimi. Rispetto alla media europea, pari a 7,3 punti su 10, i ragazzi e le ragazze intervistati in Italia hanno riferito un minor grado di soddisfazione della propria vita: 6,9 punti.

Ansia e studio

Un motivo che alimenta questa scarsa soddisfazione è proprio l’ansia: il 56% si sente nervoso già quando sta studiando per preparare una prova, ancora una volta sopra la media europea (37%); sette studenti su dieci lo sono anche se sono preparati, se pensano di aver studiato a sufficienza.

(Per approfondire leggi qui: Sonno, adolescenti e smartphone: i consigli per un “digital detox”)

È noto come l’ansia e lo stress possano inficiare l’apprendimento scolastico e, a loro volta, le prestazioni in aula, lo studio e tutto il rapporto con la scuola possono alimentare queste condizioni. È utile però distinguere diverse forme di ansia che possono manifestarsi durante l’adolescenza: «Per esempio potrebbe esserci un problema di ansia sociale, quella tipica dei ragazzi più timidi, che temono per esempio l’esposizione nelle situazioni pubbliche o di essere osservati dagli altri mentre si sta facendo qualcosa, come per esempio parlare davanti alla classe durante l’interrogazione».

«In altri casi l’ansia può essere più legata al risultato o alla prestazione in sé, per cui si sente assolutamente obbligati a raggiungere un certo traguardo o, meglio, si teme il fallimento. E qui è rilevante il ruolo dei genitori, per esempio, che a volte richiedono determinati risultati ai quali magari associano delle “ricompense”; lo studente potrebbe temere di non soddisfare le aspettative dei genitori o di perdere quei benefit come la “paghetta” settimanale o le uscite con gli amici».

Come porre rimedio e non farsi penalizzare dall’ansia?

«In primo luogo – ricorda lo specialista – bisogna capire qual è l’impatto sulla dello stato emotivo sulla vita quotidiana e se questo ha effetti bloccanti, una certa quota d’ansia è una parte fisiologica di molte situazioni della nostra vita. In secondo luogo è necessario comprendere qual è la fonte della preoccupazione. Se l’ansia è sociale, per esempio, bisognerà lavorare sul giudizio, sul timore del giudizio degli altri, e sugli effetti dell’esposizione in pubblico, per esempio».

«Essere coscienti dei propri mezzi è la soluzione per vincere l’ansia. Lo studio è sia impegno che organizzazione, capacità di gestione dei compiti. Queste sono capacità che si acquisiscono con il tempo ma che bisogna cominciare ad apprendere durante gli anni scolastici. Capire se di fronte si ha una situazione dal potenziale esito negativo ma che si sa di poter affrontare può anche portare a un’ansia positiva, motivante, che fa diventare più rapidi ed efficienti».

(Per approfondire leggi qui: Ansia, paura e fobie: da dove nascono?)

Cosa consigliare invece ai genitori? «Gli adulti devono agevolare l’assunzione di responsabilità e il passaggio verso una maggiore autonomia dei propri figli. Dovrebbero allentare il controllo e permettere loro di acquisire i mezzi necessari per l’emancipazione, magari anche concedendo l’errore e il fallimento», conclude il dottor Amami.