Anziani e fratture, la riabilitazione è per corpo e mente

Riabilitazione sempre più preziosa. La popolazione italiana diventa sempre più anziana e questo aspetto demografico è destinato a influire sulle forme di cura dedicate a tale tipologia di pazienti.

Una branca della sanità destinata ad ampliarsi sempre più, ad esempio, è proprio quella della riabilitazione a valenza geriatrica, come sottolinea la dottoressa Elena Maria Abati, geriatra e fisiatra dell’Unità Operativa di Rabilitazione e responsabile del Servizio Onde d’urto di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

In quali casi si parla di riabilitazione su una persona anziana?

«L’età avanzata comporta un aumento delle possibilità di frattura delle ossa, soprattutto di quelle del collo del femore. Il gold standard in questo caso è l’intervento chirurgico, da eseguire nel più breve tempo possibile, cui fa seguito un periodo più o meno lungo di riabilitazione».

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Un recupero che in molti casi deve essere eseguito in ospedale…

«Sì, e che quindi comporta anche un disagio psicologico, che si va ad aggiungere a quello fisico, conseguenza della frattura. Fondamentale, in tal caso, è l’applicazione della valutazione multidimensionale ovvero di una valutazione a più livelli – biologica, psicologica e sociale – che consenta di identificare e intervenire sugli elementi critici della salute e dello stile di vita della persona anziana».

Ciò significa che la riabilitazione negli anziani non è solo di natura fisica?

«Esatto. Ogni paziente anziano ha tempi di recupero diversi perché lo stato di salute varia da soggetto a soggetto. Nell’ambito della riabilitazione post-frattura vengono svolti programmi di recupero che hanno l’obiettivo di riportare a buoni livelli la struttura muscolare e articolare nonché la funzione dell’arto leso. Ma l’attenzione cade anche sull’intera globalità del paziente, sulla presenza di altre patologie interferenti, che vanno curate, sulla valutazione di eventuali problematiche nutrizionali, sul monitoraggio delle situazioni ambientali e familiari domiciliari “difficili”. E sull’aspetto psicologico, su cui è fondamentale lavorare per evitare un fallimento dell’iter riabilitativo nonostante il successo dell’approccio».

(Per approfondire leggi qui: Come prevenire l’osteoporosi con l’attività fisica)

E al ritorno a casa, gli anziani come si devono comportare?

«La fase riabilitativa prevede anche una fase educativa a fini preventivi per evitare nuove cadute: uso di calzature con le suole antisdrucciolo e chiuse e ben conformate, allontanamento di ostacoli sul pavimento in casa, come tappeti o vasi, uso di corrimani. Vengono date anche indicazioni relative all’attività fisica da svolgere, quando possibile, tutti i giorni. A tal proposito gli studi gerontologici dimostrano che, se eseguita correttamente – a qualsiasi età, anche dopo i novant’anni – la ginnastica può assicurare ottimi risultati sia dal punto di vista della solidità dell’osso, sia dal punto di vista dell’equilibrio. Non bisogna mai dimenticarlo: si può essere ginnasti a qualunque età!».