È vero amore? A dirlo sarà (forse) una risonanza magnetica

amore vero, lo si vedrà con risonanza magnetica?

È vero amore oppure no? Per scoprirlo sarà sufficiente sottoporsi a una semplice risonanza magnetica cerebrale: un gruppo di ricercatori statunitensi e cinesi ha infatti scoperto che il sentimento dell’amore è in grado di attivare in particolare alcune aree cerebrali, disegnando una sorta di “mappa dell’amore” nella mente umana. Lo studio, pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience, mette dunque in evidenza che il vero amore influenza il cervello al punto da cambiarne l’architettura, attivando maggiormente alcune aree cerebrali rispetto agli individui non in amore.

La ricerca, realizzata dai ricercatori cinesi della Southwest University di Chongqing e della University of Science and Technology of China di Anhui in collaborazione con i colleghi statunitensi della School of Medicine at Mount Sinai di New York, è stata condotta esaminando le risonanze magnetiche funzionali cerebrali effettuate su 100 persone divise in tre gruppi: individui che si definivano attualmente innamorati, soggetti che avevano da poco concluso la propria relazione e single.

 

Nessuna macchina può capire se si tratta di “vero amore”

Attraverso lo studio delle risonanze i ricercatori hanno riscontrato che negli individui innamorati risultano più attive le aree cerebrali connesse alla ricompensa, alla motivazione, alla regolazione delle emozioni e alla cognizione sociale, mentre nel gruppo di coloro che avevano terminato da poco la propria storia d’amore gli studiosi hanno rilevato che tanto più a lungo era durata la relazione, minori risultavano essere le attività rilevate nelle medesime aree cerebrali.

«La risonanza magnetica funzionale – osserva il prof. Giuseppe Scotti, neuroradiologo dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano – sta diventando uno degli strumenti più “versatili” e affidabili per studiare e conoscere il funzionamento del cervello. È naturale quindi, dal momento che tutto ciò che ci succede, compreso l’innamoramento, passa attraverso il cervello, che venisse utilizzata anche per cercare di capire i meccanismi e le basi  anatomiche di questo sentimento che tante gioie e tanti dolori ci procura».

Secondo i ricercatori questi risultati potrebbero aprire la strada a scansioni cerebrali che potrebbero funzionare come un “test per il vero amore”. Anche se per ora la strada del test per capire se è vero amore oppure no, non sembra ancora spianata: «Poiché il cervello è una struttura dinamica e non statica – continua il prof. Scotti – nella sua plasticità sono contenuti anche i concetti di “cambiamento” e di “libertà”. Purtroppo, o per fortuna, nessuna macchina e nessun test sono per ora in grado di dirci quale amore sia “vero amore”. Sono davvero tante, troppe, le variabili implicate sociali, culturali e etiche di cui si dovrebbe tener conto».

 

Commento a cura del professor Giuseppe Scotti

Neuroradiologo di Humanitas

 

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