Creme genetiche antirughe, DNA e staminali: una nuova chirurgia estetica?

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Le creme genetiche antirughe nel futuro della cura del corpo? Aghi e bisturi nel cassetto? La chirurgia estetica potrebbe essere rivoluzionata dall’uso di creme antirughe contenenti frammenti genetici. Di questo si parla in un post sul blog di Eliana Liotta, “Il bene che mi voglio” su IoDonna, il settimanale femminile del Corriere della Sera.

Come spiega l’autrice, con queste creme un domani si potrebbero evitare rughe e caduta di capelli. Ma non solo: grazie alle cellule staminali delle pazienti il loro seno potrà essere modificato senza l’ausilio delle protesi. Le creme antirughe sono in fase di sperimentazione in diversi laboratori.

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Ma come dovrebbero funzionare queste creme? Il materiale genetico, ovvero parti di DNA o di microRNA, entrerebbe nel nucleo dei fibroblasti, le cellule del tessuto connettivo che producono elastina, collagene e acido ialuronico, le sostanze che conferiscono tono ed elasticità alla pelle. Con gli anni queste cellule cominciano a riprodursi più lentamente e a funzionare in modo meno efficiente. Ma entrando in contatto con parti di DNA e microRNA, queste cellule riceverebbero l’ordine di riprodursi alla stessa velocità di un tempo e dunque produrre al ritmo di prima le sostanze che mantengono la pelle giovane.

Staminali ricavate da tessuto adiposo

L’autrice del post ha chiesto il parere del professor Marco Klinger, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’ospedale Humanitas. «Le sfide della bioingegneria sono affascinanti, sulla carta rendono plausibile il sogno di mantenere in modo stabile un volto da ventenni, ma non so quando si potrà arrivare a questi traguardi. Nel frattempo prosegue il filone di ricerca sulle staminali», dice lo specialista.

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Queste cellule derivano dal tessuto adiposo del paziente stesso, ad esempio di pancia o cosce. Dopo un trattamento in laboratorio le staminali vengono trapiantate laddove serve: «Oggi la “distribuzione” avviene in modo un po’ artigianale, diciamo così, grazie ad aghi e piccole cannule, ma senza la certezza che quello che viene trasferito, per esempio sugli zigomi, proprio lì rimanga», continua Klinger.

Staminali ancora inefficaci per chirurgia estetica al seno

Tuttavia questo procedimento non è ancora utile per aumentare il volume del seno. «Non viene prodotto materiale in quantità tali da consentire una mastoplastica additiva soddisfacente», aggiunge il professore che continua: «Un domani, stando alle sperimentazioni attuali, le staminali potranno essere coltivate nei cosiddetti scaffold, gusci semi-rigidi che funzionano da impalcatura. Si moduleranno in laboratorio secondo forme e dimensioni predeterminate. A quel punto, saranno le protesi personalizzate a essere innestate nel seno, nei glutei, ma anche nei polpacci o nei pettorali degli uomini. E gli scaffold, una volta inseriti, si disgregheranno, lasciando i nuovi tessuti amalgamati ai preesistenti».

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In conclusione una previsione del professor Klinger: «Aumenterà la richiesta di combattere l’atrofia dei genitali femminili che si manifesta progressivamente con gli anni».

 

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